l’amore è un seme infestante

margheriteL’amore è un seme infestante portato dal vento, che una volta entrato non fermerà il suo viaggio.
E il silenzio ti illuderà di giorno, mentre la notte lo sentirai nutrirsi di pensieri che non ricordavi di pensare.

Ma la sua pianta è delicata.
Così le sacrificherai ogni segreto nascosto tra le dita arrugginite, scoprendo che il tuo tutto non sempre sarà abbastanza, che a volte sarebbe meglio niente, ma quanta pratica per condividere il niente.

I terreni solidi si possono rivelare inadatti, mentre le cattive abitudini creano euforia, ma è solo questione di attimi, troppo brevi per te che già la vorresti albero con radici profonde e foglie che possano riposare sulle nuvole.
Solo che l’infinito ha tempi diversi, prova tu a raccontare l’inverno a una margherita.

Così tornerai seme e io cercherò un’altra volta di estirparti, ma la tua natura infestante avrà vita facile sulla mia attitudine al ricordare.
– vinci sempre tu, piangeremo all’unisono senza saperlo.
– non vince mai nessuno, piangerà il seme ridendo di noi.

E intanto si fa sera e io non ho ancora messo tavola per i tuoi pensieri.

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il tempo dell’amore

il tempo dell'amoreUn diamante è per sempre, ma pure cinquanta metri di carta da forno non scherzano.
I miei se ne stanno lì sul mobile della cucina a guardarmi con un espressione sprezzante che sottintende un inconfutabile giudizio: siamo durati più della tua relazione.
La caducità dell’amore si evidenzia con inaspettata precisione se la esamini in rapporto alle piccole cose del quotidiano.

Il pacchetto era solo all’inizio, un regalo – ero sempre io a preparare le torte -, non credo di essere arrivata a strappare il decimo metro.
Non che si sia trattato di una sorpresa, se escludiamo dai conteggi l’inizio tentennante e la fragorosa fine, cosa rimane?
Il tempo di mezzo litro di latte a lunga conservazione.

La durata di una relazione, quella vera, quella in cui ci ameremo per sempre, è sempre più breve di quanto scegliamo di immaginare.
Ma non ci si fa caso e si tira avanti, non si dice forse: meglio stare male in due piuttosto che bene da soli?
E no che non si dice!
È una di quelle asserzioni che le persone (fidanzate o sposate) negherebbero persino davanti al plotone di esecuzione:
– vostro onore, io la amo da morireeeeeeee
E allora bang, muori!

È il pilastro su cui si regge la parte di mondo che crede nella monogamia, uno stile di vita di cui nessuno riesce a dimostrare la praticabilità – Houston, we have a problem – ma tant’è si porta avanti.
O meglio, si trascina, come una valigia troppo pensante in un agosto afoso: abbandoneresti mai i tuoi vestiti in mezzo a una strada?
No! Anche se non li puoi più vedere (né tantomeno indossare), li tieni comunque nell’armadio in attesa che qualcosa possa accadere.
Dopotutto la speranza non è forse un uccello piumato che si posa sull’anima?

Dipende cara Emily, se potessi sedere al tuo tavolo solitario, ti chiederei di essere più precisa nella definizione, e di specificare, per noi poveri illusi, che non tutte le speranze sono positive, ché a volte ci si perde in fantasticherie che non hanno la minima possibilità di essere realizzate, e allora più che un uccello piumato, la speranza diventa un elefante rivestito da squame di cemento che si posa sull’anima provocandole lesioni muscolari di terzo grado.

Comunque meglio non fare i conti mai, tenetevi i vostri diamanti e non ci pensate.
A me restano la carta da forno e mezzo litro di latte a lunga conservazione, che se ci aggiungo duecento grammi di farina, burro, zucchero, lievito e yogurt, mi ci esce pure una splendida torta.
Un dolce molto utile adesso, dal momento in cui ho provato a contare i miei sorrisi, ma non si aprivano se non pensavo a te.

 

lasciarsi un po’, a San Valentino

cuore spezzatoAbbiamo ormai capito che gli unici amori eterni riguardano:

1. gente che a un certo punto della storia muore
2. gente che non muore mai perché è un vampiro.

E siccome potrebbe anche essere che non vi riconosciate in nessuna delle due categorie, spiace dover essere proprio io a dirvelo, ma sappiate che di certo, prima o poi, vi lascerete.

Eh lo so bene, è triste.
Comunque, presa coscienza di questo fatto incontrovertibile, ora voglio anticiparvi, con parole e musica, cinque accadimenti di cui (ahimè) si prende piena coscienza solo una decina di giorni dopo essersi chiusi la porta rossa alle spalle, nel mio caso era rossa, ma a quel punto è troppo tardi per avere dei ripensamenti (vabbè, tipo troppo tardi):

1. nonostante le tante parole spese, ci sarà sempre qualcosa in sospeso da chiarire (Le tue parole fanno male di Cesare Cremonini)
2. siccome non avevate mica segnato il giorno sul wunderlist, ci saranno sempre oggetti destinati a vivere nella casa sbagliata (Sette e quaranta di Lucio Battisti)
3. poiché la memoria è bastarda, ci sarà sempre il suo sorriso (Lontano lontano di Luigi Tenco)
4. dato che la vita è ingiusta, ci sarà sempre uno che soffrirà di più (Carte da decifrare di Ivano Fossati)
5. per quanto cerchiate di non pensarci, ci sarà sempre quel senso di eterno in silenzio giurato (Sempre e per Sempre di Francesco De Gregori nella versione di Fiorella Mannoia).

Vi sta vendendo da piangere?
Ma no, non è il caso, chissà mai che un fulmine vi fulmini o che un vampiro vi morda.

Oppure potreste scriverle/gli una lettera d’amore,
e con parole inventate su carta azzurra,
immaginare un ultimo incontro,
magari nel prossimo giorno di pioggia,
magari a Parigi (di Paolo Conte),

PS Sarà per te (di Francesco Nuti)

minchia se è dura spinger sassi su per la montagna

ovvero: la speranza è l’ultima a morire

sisyphus bildreihe Iniziamo da qui: il mio sogno sarebbe mandarti affanculo senza pentirmene dieci minuti dopo:
– oddio, adesso non vorrà più stare con me
– guarda che non stava con te
– non ancora, ma ci stavo lavorando.

Sai quelle storie dove:
a) non ciuli
b) non sei nemmeno sicura che l’altro/a ti consideri qualcosa di più di un’amica
c) sei proprio sicura che non ti consideri nulla più di un’amica, ma che cosa ci perdo a provarci?

Cazzo, ci perdi tantissimo, giornate intere trascorse a pensare ai millenovecentotrentasette modi per renderla/o felice senza che si renda conto che lo fai per qualcosa di più che la sola amicizia. Ma contemporaneamente sperando che si renda conto che lo fai per qualcosa di più che la sola amicizia.

La vita può essere complicata a volte, soprattutto se:
a) cerchi di raggiungere qualcosa che nessun essere umano ha mai raggiunto prima di te
e soprattutto:
b) non ci sono prove che questo qualcosa esista.

– ma mi ha mandato una foto del cielo
– e allora?! Ti ha per caso baciata? Di trombare già lo so, non se ne parla è volgare
– no, ma, forse, sai come vanno queste cose, eppoi il nostro è un amore che viaggia su altri canali, un amore spirituale fatto di condivisione dell’anima, di pensieri, mi capisci?
– no.

Capisco solo che sei una grandissima testa di cazzo che si ostina a cercare l’amore dove l’amore non c’è e che per questo continui a soffrire, e fin qui, amen, è che rompi i coglioni a tutti quelli che ti stanno intorno e ti amano per davvero.
– quindi? Dammi un consiglio ti prego e io ti giuro che lo seguirò
– mandala/o affanculo!
– ma come faccio? E se poi non volesse più stare con me?

Con certa gente non ci son proprio speranze.

PS questo post non è autobiografico, (e se lo leggesse e poi non volesse più stare con me?)

Ohhh…

ohhhVi interessano per caso dei vibratori?
Scusate se son venuta subito al punto, ma ieri mi è capitato sotto gli occhi questo sito: ohhh.it, che commercializza (cito testualmente): “Sex Toys bellissimi e di altissima qualità, disegnati per sedurre e deliziare il corpo femminile, tutti realizzati con materiali selezionati e sicuri”.

Mi permetto di segnalarlo perché per me i vibratori (e affini) sono quei cosi che si vendono nei sexy shop dei quartieri poco illuminati (anche di giorno) delle grandi metropoli; che se anche ci fossi, nel quartiere poco illuminato della grande metropoli, avrei comunque troppa vergogna di entrarci nel sexy shop (io neh, voi invece tutte/i cittadine/i di mondo, lo so bene).
Apro una parentesi: la mia amica Simo, che lavora in una farmacia, mi ha confermato che non son l’unica ad averci imbarazzi di questo tipo, visto che le persone preferiscono di gran lunga acquistare i preservativi nella macchinetta automatica, piuttosto che farsi servire dal personale al bancone.
Salvo poi incappare in spiacevoli incidenti di percorso:
– signorinaaaa, mi si sarebbero incastrati dieci euro…

Bon, sempre meglio dieci euro che altre cose, ma detto ciò, un comodo sito, mobile friendly, mi pare la soluzione perfetta per gli acquisti anonimi, inoltre “la consegna è garantita entro 48 ore lavorative in una confezione così discreta ed elegante che sarà OHHH già dal primo sguardo” (cito testualmente).

Faccio presente che, per ogni tipologia di giocattolo, son descritte le caratteristiche emozionali (diremo), i dettagli tecnici, perché qui la dimensione conta, e talvolta anche i consigli per l’uso, dove ho scoperto cose che maaaai avrei immaginato!
Ci son prodotti per tutti i gusti, allenanti dei muscoli vaginali per ottenere orgasmi indimenticabili, modelli apparsi in trasmissioni cult quali Sex and The Citylemon vibrator che si tengono in mano e si strizzano proprio come un limone e addirittura una lux edition con la base placcata in metallo prezioso, roba che, se tutto di dicesse male, potrai sempre rivenderla ai compro oro insieme alla catenina della prima comunione.
I toys (che vi arriveranno a casa carichi e pronti per l’uso) sono a consumo lento e facilmente ricaricabili tramite pile o con l’ancor più pratico ed economico collegamento a una presa usb.
Pare che siano tutti corredati di custodia, compatta e discreta, “per portarli sempre con voi quando viaggiate” (cito testualmente).

Tutto perfetto, tranne lo stress in più, ché ogni volta che parto c’ho già l’ansia di dimenticarmi le mutande, i fantasmini, un paio di scarpe di riserva caso mai piovesse, la canottiera, il deodorante e il rasoio per i peli delle gambe, adesso pure il carica batterie del mio We Wibe 4 Plus mi dovrò ricordare!

ps ma la copy, prima di scrivere i consigli, avrà testato il prodotto?
ps2 una menzione speciale per le fotografie: fantastiche!

Verba volant, sms manent

amore e marketing e snoopyTempo fa, insieme ad un’amica che si era appena lasciata con il fidanzato, abbiamo preso un foglietto di carta bianca ed elencato tutto quello che più le mancava di lui.
Al primo posto, senza rivali, c’erano i suoi messaggi.
I messaggi, capite?! Non il sesso, i progetti, o le vacanze in camping, ma i messaggi della buonanotte.
Una pazza, penserete voi non prima di aver controllato quando avete ricevuto il suo ultimo whattsapp (due flag azzurri, è passata un’ora e non mi hai ancora risposto, soffro).

Perché una volta finito tutto, dopo aver faticosamente valicato la catena montuosa dei torti e delle ragioni, ciò che resta delle nostre relazioni sono le matasse ingarbugliate dei ricordi… e le chilometriche conversazioni su whattapp, che ho amorevolmente salvato nella memoria del mio cuore (e backappato in quella del cellulare).
Centinaia di buone notti e migliaia di meravigliosissimi giorni, che raccontavano delicatamente d’amore, come in una danza gentile, dove non ci si toccava mai, pur toccandosi sempre.

Bene, se vi siete un po’ commossi, allora siete i potenziali acquirenti di questa app che fornisce un pratico servizio di sentimental messaggistica.
Ovvero, voi vi iscrivete, fornite le caratteristiche generiche del vostro fidanzato/a, e lui/lei vi riempiranno di messaggi (cento al mese per venti euro), sufficienti per colmare il vuoto lasciato dall’ex, oppure per fingere, con parenti e amici osservanti, che finalmente anche voi avete trovato l’anima gemella:
– e leggi, leggi un po’ che cose carine pensa di me!

Certo, all’apparenza questa soluzione appare vagamente patetica (a tal proposito, io per quindici euro ve ne mando centoventi), però potrebbe non essere così male.
Rifletteteci, niente più vacanze in camping che odiavate (non te l’avevo mai detto?), niente più Natale da sua madre che odiavate (non si vedeva?), niente più sesso sbadato il venerdì sera che odiavate (e ci voleva la terapista di coppia a cento euro l’ora (faccio fattura?) per capirlo!).

L’unica precauzione a cui attenersi prima di far vostra l’applicazione e dolcemente naufragare negli amorevoli scritti, è appurare, con certezza assoluta, di non nascondere in nessun pezzettino del vostro già massacrato cuore, l’inconfessabile desiderio che il vostro lui/lei virtuale possa descrivere decine di notti buone e migliaia di meravigliosissimi giorni esattamente come facevi tu, quando con delicatezza mi raccontavi d’amore pensando di non toccarmi, mai, e invece mi trafiggevi, sempre.

Merda lo sapevo! Puff, io son già morta,

tu devi partire con Victor

casablancaMetti una sera a cena, ma in realtà non mangerete, perché tu, cioè io, siete stati convocati per essere lasciati: tu devi partire con Victor.
E farà come se si trattasse di una scelta condivisa, usando il plurale.
– Noi, la guerra, i nazisti
– Noi, non sarebbe mai andata bene, ammettiamolo
– Noi, insomma, come dire, tu mi capisci, vero?

Non ci crederete, ma siccome il finale è ormai noto, il mio sogno sarebbe (per una volta almeno) quello di togliermi la soddisfazione di salire su quell’aereo con un dialogo dignitoso tipo:
– so che non amerò mai più nessuna/o come adesso amo te (pausa) alzarmi da questa sedia è la cosa più difficile che io abbia mai dovuto fare (pausa e sguardo carico di infiniti significati) quindi addio (e qui dovrebbe partire Morricone suonato da Yo Yo Ma).

E vorrei avere già il cappotto alla parola addio, ma:
1. io non ho il cappotto
2. se dovesse accadere d’estate?

Il fatto è che, per quanto mi sia studiata questo dialogo, al dunque mi manca sempre qualcosa.
Se solo si potesse fermare il tuo tempo, amore.
Avrei bisogno giusto di qualche minuto, ora, mese (non di più, giuro) per riflettere.

Ding Dong
Si ricorda alla mollata che non sarebbe dignitoso:
1. insultare
2. fare un elenco dei motivi per cui si pentirà della sua scelta
3. pateticamente restare in equilibrio precario su quella sedia con lei/lui.
Ma, cazzo, allora ditelo subito che è vietato tutto.

E come se non bastasse, mentre cerco di formulare una frase compiuta che abbia almeno un alone di compostezza, il mio cervello è improvvisamente massacrato dal seguente ossessivo pensiero:
cosa stavi facendo la prima volta che hai immaginato di lasciarmi? Ti stavi vestendo? Eri al lavoro? Oppure mangiavi un pezzo di torta di mele, cucinata da me, guardandomi negli occhi.
– che buonaaaa
e nell’attimo in cui il dolce attivava lo specifico recettore di membrana, in quel preciso istante, per una causa sconosciuta persino a te, anche se oggi ripensandoci troveresti un’ottima motivazione (era ossessiva, noiosa diremo, con quel suo continuo (stra)parlare delle conseguenze del nostro amore, tu mi capisci, vero…) hai iniziato concretamente a considerare la possibilità di farla finita.

– allora sai che c’é? Riprenditi tutto, anche i ricordi, che poi che me ne faccio dei tuoi ricordi, riprenditi le poesie, le frasi, i punti e le virgole, riprenditi tutte le virgole, ed esci subito da questa stanza.

No, cazzo, sono io che devo uscire. E non ho nemmeno un cappotto a proteggermi da tutto questo freddo, (ma non era estate fino a tre minuti fa?).
Vaffanculo!

Temo che i dialoghi dignitosi non saranno mai il mio cavallo di battaglia.