generazione candy candy, ovvero la costruzione di un disastro

Candy Candy piccoloIeri sera si conversava del più e del meno, e, non so come, il dialogo è lentamente scivolato lungo un binario invisibile che ci ha [tele]trasportate da instagram a Candy Candy.
Ma mentre instagram ce lo siamo facilmente liquidato, Candy Candy è diventata spunto per una riflessione molto complicata, basata su un semplicissimo assunto: se questo innocuo cartone animato è stato in qualche modo l’educazione sentimentale di tantissimi adolescenti, per lo stesso motivo potrebbe essere la causa di tantissimi sentimental fallimenti!

La generazione degli attuali quarantenni, a tredici anni sapevano poco o niente del mondo, ma sapevano tutto di Candy Candy, di Terence e di Anthony.
Storie di amori infelici, che solo pochi anni dopo ci sarebbero state confermate da Dante, con Paolo e Francesca, da Petrarca e il suo amore impossibile per Laura, da Shakespeare, con Giulietta e Romeo, e così via.
A memoria mi pare che l’unica storia finita bene sia quella tra Mork e Mindy, ma è anche vero che lui non era di questa terra
Tutto ciò ha fatto sì che l’istinto da Florence Nightingale [altrimenti detto dell’io ti salverò/cambierò], si radicasse in quel punto di noi non geolocalizzabile che sta tra l’anima e il cuore, forse in attesa che qualcuno lo estirpasse, ovvero che qualcuno ci spiegasse in termini comprensibili, che trattasi di perversione, e che le perversioni, per quanto non prive di un certo distorto fascino, sono destinate a concludersi sempre tragicamente, con la morte dei protagonisti, o con la fine della relazione.
Ma Candy o non Candy, il mio pessimismo cosmico in materia sentimentale, ultimamente mi ha portato a credere [per logica deduzione] che a me[noi] i disastri debbano piacere molto, altrimenti non si spiegherebbe un tale accanimento nel metterli in scena.

Anche se ieri sera mi è stato spiegato, con molta calma e in termini a me comprensibili, che volendo si può cambiare, l’importante è capire che la costruzione di un disastro non è l’unica scelta possibile.
E sarà stata la bellezza di quell’improbabile conversazione o forse l’ora tarda, ma vi devo confessare che ho deciso di crederci!
Quindi sai che c’è? Ma vaffanculo Candy!

[parecchi spunti di riflessioni di questo post non sono miei, quindi ringrazio infinitamente una certa laconica sul trabattello]

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