tanta voglia di lei

poohOggi esamineremo un testo che mi ha sempre lasciata perplessa.
No, non sono fan dei Pooh, ma non credo sia possibile essere una quarantenne residente in Italia e non aver ascoltato almeno una volta questa perla <—- da leggersi in senso ironico.
Comunque la canzone, come i più intelligenti tra voi (anche se non credo che le persone intelligenti leggano questo mio blog) avranno intuito, è Tanta voglia di lei.

La prima domanda che mi sorge spontanea è, ma il lei del titolo a chi si riferisce? Alla tipa che si ciula una botta e via “strana amica di una sera” o alla cornuta freddolosa “il mio amore si potrebbe svegliare chi la scalderà?”.

Andiamo per ordine, la storia tratta di un tipo che:
Mi dispiace di svegliarti, forse un uomo non sarò
ma d’un tratto so che devo lasciarti, fra un minuto me ne andrò.
Ma no, figurati, come ti può anche solo venire in mente che alzarsi silenziosamente e scivolare via da quel letto sia un’azione spregevole?
Spiace solo che a quei tempi non ci fosse whattsapp, perché dopo essere scomparso tipo Silvan Sim-Sala-Bim potevi scriverle qualcosa di ridicolo e patetico (il testo di questa canzone, per esempio).

E non dici una parola, sei più piccola che mai
in silenzio morderai la lenzuola, so che non perdonerai.
Te piacerebbe che non dicesse una parola… ma vai affanculo te e tutti i parenti tuoi, compreso quel minchia di DJ Francesco.
Inoltre, caro Pooh, non so chi tu sia uso frequentare, ma le lenzuola le mordono i cowboy nei film, quando il dottore toglie loro la pallottola dalla spalla senza anestesia.
In quanto al perdonare, fatti una domanda e datti una risposta.

Mi dispiace devo andare il mio posto è là,
il mio amore si potrebbe svegliarechi la scalderà.
Povero tuo amore? Nel senso che le corna di un alce in testa, sì; ma lasciarti sola la mattina al freddo, no? Ciccio, hanno inventato il riscaldamento per ovviare a quel problema.

Strana amica di una sera io ringrazierò,
la tua pelle sconosciuta e sincera,
ma nella mente c’è tanta tanta voglia di lei.
Strana, perché ovviamente è mattina e già vedi i difetti (testa di cazzo che non sei altro); comunque sappi che i tuoi ringraziamenti te li puoi ficcare tu sai dove.
Ma detto ciò, era proprio necessario specificare che dopo aver ciulato tutta la notte con te, nella mente hai tanta voglia di lei?

Lei si muove e la sua mano, dolcemente cerca me
e nel sonno sta abbracciando piano, piano il suo uomo che non c’è.
Mi dispiace devo andare.

Il gran finale che mi fa capire che anche i Pooh si facevano di sostanze stupefacenti, perché intanto danno per scontato di essere stati indimenticabili, cosa che la versione della strana amica non l’abbiamo sentita mai e quindi…, inoltre che la sua mano cerchi voi (non so, ma vi siete visti? Non crederete che bastino un paio di jeans stretti) e non l’interruttore per spegnere la sveglia, è ancora tutto da dimostrare.
E che dire dell’ultima frase? Quel “mi dispiace devo andare” a cui manca solo una simpatica emoticon con le lacrime agli occhi.
Sai che ti dico, caro Pooh, vai tranquillamente, anzi, sono io la prima a mandartici: affanculo te e tutti i parenti tuoi, compreso quel minchia di DJ Francesco <—– senza offesa.

PS per il correttore: ciulare, voglio scrivere ciulare, non ciurlare.
PS2 questo post è dedicato alla mia socia che mi ha liberamente ispirata

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È natale non soffrire più (tipo più)

cuori spezzati a nataleStavo andando a fare la spesa per preparare i profiteroles con un paio di corna di renna ben piantate sulla testa, quando ho iniziato a pensare al fatto che essere mollati a Natale potesse venir annoverato tra i punti più bassi nella scala dell’infelicità, fatto salvo perdere l’amato animale domestico o un familiare (e in quest’ultimo caso dovrebbe trattarsi di parentela molto stretta).
Perché diciamocelo, la sola idea di unire il dolore dell’abbandono a quella sensazione di cappotto bagnato tipica delle feste, fa diventare la vita di Heidi con la signorina Rottermaier una passeggiata in primavera, “Le parole che non ti ho detto” un film con un finale sostenibile e Incompreso… no, niente Incompreso resta sempre il libro più triste dell’universo isole comprese.

Detto ciò, ne deduco che non sarà stato un caso che al supermarket la mia attenzione venisse attirata da “Baby come home”, degli U2, buttata lì tra un annuncio di cotechini in saldo e gli orari di apertura del giorno dopo.
Comunque, persino io, che l’inglese lo capisco quasi come se fosse swahili (e lo swahili non lo capisco), all’improvviso realizzo che Bono sta invocando, con urla strazianti, il ritorno della sua amata.

Mentre sono in coda alla cassa l’altoparlante annuncia che i panettoni sono in offerta tre per due, e io rifletto che anche Mariah canta: “All I want for Christmas is you”. E a chi la vogliamo raccontare? Si sa che quando preferisci un/una “you” a qualsiasi altra cosa sotto a questo cielo, di solito lui/lei ti hanno appena mollata.
E vogliamo parlare di “Last Christmas” degli Wham, o di “Blue Christmas” di Elvis Presley, o del caro Baglioni con “Notte di Natale”?

Sono ormai fuori dal supermarket quando mi convinco che lasciarsi a Natale sia una figata, sempre se che il tuo sogno sia scriverci una canzone ed entrare così nella classifica dei dischi più venduti al mondo, cosa a cui non ho mai tenuto molto, ma tu come potevi saperlo? Dopotutto non ne abbiamo mai parlato.

È buio e le lucine a intermittenza che brillano sopra di me mi sembrano stelle del jazz, così, senza un motivo apparente cambio idea; saranno state le corna, o lo spirito del vov che sto bevendo da ieri (come se non ci fosse un domani), ma inizia formarsi dentro di me l’idea che il successo delle canzoni d’amore natalizie sia da ricercare non tanto nell’attrattiva che da sempre suscita in noi la permanenza disequilibrata sull’orlo del precipizio, quanto nella speranza che il miracolo questa volta accada, e che “you” torni per davvero a casa, magari per sempre o anche solo fino alla fine del mondo,

Sì vabbè ho capito, forse è meglio che la smetta di bere…

PS tanti auguri a tutti, in modo particolare a quelli che son stati lasciati in zona natale…

La cura (di Franco Battiato)

la cura battiato che vaga per i campi del TennesseeDi Battiato / Sgalambro: La cura

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
– Non ci crederai, ma io ho studiato psicologia a Padova proprio nella speranza di innamorarmi di una persona turbata, ipocondriaca e paranoica come te, amore!

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
– Tu hai comprato un talismano magico al prezzo in offerta di duemilasettecentoquindici euro più spese di trasporto?! Ma amore, lo sanno tutti che le televendite sono un inganno del nostro tempo… Ah, prima di incontrarmi non guardavi mai la tivù. Beh, certo che (siccome tutto sommato è colpa mia) te li presto io i soldi per pagarlo.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.
– Allora abbiamo detto: paura degli spazi vuoti, borderline, sindrome premestruale acuta, disturbo ossessivo compulsivo sulle pulizie di casa, depressione cronica e non sopporti gli acari. Amore, ma chi può definirsi veramente sano oggi come oggi?

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
– Scotty, ci porti su (cit.)

E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.
– Nooooo, non mi rompe andarti a comperare l’arnica, il belladonna e l’antimonium crudum, perché hai paura della tua stessa paura, di aver contratto una laringite, altrimenti detta mal di gola.

Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.
(E che minchia ne so cosa significa, considera che ti sto sempre dietro, potrò farmela una canna ogni tanto?)

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
– Ma certo amore, se è così che vuoi, domenica pomeriggio nel momento di massimo riempimento, noi percorreremo la strada che porta da Ikea!

I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
– Ci sono quaranta gradi all’ombra, puzziamo come delle bubbole e tu vuoi ciulare…? Non preferiresti piuttosto un bel gelatino alla fragola? 

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
– Come hai speso centocinquantaeuro dal parrucchiere?! Ti ho mai detto che io so tagliare i capelli cantando? Fiiiiigaaaaaaaroooo figaro figaro fiiiiiiiiigaaaaroooooooo.

Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
– Sapevi che da quanto ti ho incontrata ho iniziato a studiare giurisprudenza solo per poterti regalare qualche legge per natale… (non te ne fai niente delle leggi, tu volevi andare alle Maldive per fine anno?)

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
– Scotty, lo so che le ho già rotto le scatole con la teoria dello spazio tempo e quella della curvatura, ma giuro che questo è l’ultimo favore che le domando: non è che potrebbe teletrasportarci alle Maldive per capodanno…?

Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… io sì, che avrò cura di te.
– Amore, c’ho pensato, è molto bello stare con te, prendersi cura di te, fare tutto per te, la psicologia, Ikea, la giurisprudenza, le Maldive, eccetera eccetera, però sai che c’è? Ma vaffanculo!

Quando dopo un abuso di sostanze stupefacenti doveste immaginare di mettere in atto i suggerimenti di Battiato con il vostro compagno/gna, pensate che una volta iniziata la cura, tornare indietro potrebbe risultare difficile. Non tutti possono fingere di essersi persi per i campi del Tennessee…

PS e no, vagare per i prati vicino a casa non sarebbe la stessa cosa

Se telefonando, ovvero mai darla ad uno sconosciuto sulla spiaggia

telefonoCi son canzoni che risultano gradevoli per un’indovinata successione armonica, e diciamo che se l’autore della musica è Morricone Ennio, esistono forti possibilità che il pezzo ci piaccia.
Così canticchiamo senza nemmeno far caso al senso di quelle parole, che se l’autore è Costanzo Maurizio Show, esistono forti possibilità che i versi siano da interpretare.

Detto ciò, di Morricone, Costanzo, canta Mina: “Se Telefonando”.

Lo stupore della notte, affacciata sul mar, ci sorprese che eravamo sconosciuti io e te
– Piacere, Mina
– Piacere
– Mina, sa, la famosa cantaaante…
– Ah

Poi nel buio le tue mani d’improvviso sulle mie (in originale era la tua mano d’improvviso nella mia, ma siccome a quell’epoca il timore massimo era che si potesse pensare a quella cosa lì, allora hanno preferito si pensasse a quelle altre due cose là).
E’ cresciuto troppo in fretta, questo no-o-stro amooor.
Trad. Mina ha ciulato con uno sconosciuto sulla spiaggia nella notte stupefatta.

Se telefonando io potessi dirti addio ti chiamereeeeeiiiiii
– Pronto sono Mina
– Mina chi?
– La famosa cantaaaaaaante
– Ah

Se io rivedendoti fossi certa che non soffri, ti rivedreeeeeeeiiiiii
– Ciao sono Mina
– Mina chi?
– La famosa cantaaaaaaaante

Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta, ti guardereeeeeeeiiii
– Ti ricordi di me, sono Mina
– Mina la famosa cantante? Non è che ti va di ciulare?
– Assolutamente no! Vabbè, però che sia l’ultima volta

Ma non so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finii-iiii-tooooo….
– Ciao sono Mina, non so proprio come dirti che il nostro amore (tipo amore), vedi, è vero, era appena nato, però, insomma
– Ma Mina chi?

Alzate di un tono e ripetete.
Quindi il gran finale:
dan dan dan dan dan dan dandandan dan dan dan dan dan dan

PS ma Costanzo avrà lavorato solo per la visibilità o l’avranno pure pagato?

solo ovvero la strategia dell’infelicità

cuore2Ho deciso di sdoganare Baglioni, si vabbé, adesso starete lì a storcere il naso, ma quando vi hanno appena lasciati non c’è niente come lui per distruggervi definitivamente, e a volte la distruzione è l’unica via per la ripresa [a volte…].
Comunque oggi vi parlerò di una canzone che si intitola “Solo”, e già dal titolo mi sto domandando come nel lontano millenovecentonovanta/uno/due io sia riuscita a sopravvivere all’ascolto ossessivo compulsivo di questo memorabile pezzo.
Ve la faccio breve, lui, Claudio, è stato appena abbandonato [un altro che ci ha fatto i soldi con sta storia] e lo capisci subito dalle prime parole:
Lascia che sia tutto cosi’ e il vento volava sul tuo foulard…
Madonna che angoscia, e come me la vedo lei, con il suo fottuto foulard da sciuretta [ma chi li mette i foulard?!?] davanti ad un lui, distrutto, che probabilmente non aveva nemmeno avuto la forza di indossare i suoi amati pantaloni di pelle.
E sul tavolo tra un tè e lo scontrino ingoiavo pure questo addio…
Questa parte me la sono sempre immaginata tipo lei che accenna ad alzarsi , e lui, seduto lì con il groppone in gola, mentre nei tavoli vicini la gente chiacchiera super felice.
Avete mai notato che quando siete tristi, intorno a voi sono sempre tutti particolarmente allegri, come fosse il giorno di natale in un film di natale?!
Ma andiamo avanti.
In un ultimo patetico tentativo di rianimazione dell’amor morto, Claudio le giura di non avercela con lei, e per carità, di non darsi pena per lui.
Stupide frasi di circostanza che ho ripetuto mille volte sperando in un incredibile colpo di scena, chiedetemi se siano mai servite?!?
Quindi arriva il ritornello: e chissa’ se prima o poi, se tu avrai compreso mai, se ti sei voltata indietro…
L’intramontabile classicone, la speranza, vana, che lei capisca di aver sbagliato [sìsì] e ti mandi un messaggio straripante di parole di scusa e d’amore. [Ma de che?!?!?]

Poi la canzone stacca in un futuro prossimo.
Qui ho sempre visto lui in casa intento a suonare alla chitarra canzoni d’amore a questa nuova lei, in cui mi immedesimo subito perché lui canta:
… e se adesso suono le canzoni quelle stesse che tu amavi tanto
e lo capisci dalle prime parole che sarà una relazione di merda.
Come al solito, chi se ne va con il foulard e senza manco pagare per qualche misterioso motivo vince sempre!
Ma non contento, lui insiste: lei si siede accanto a me sorride e pensa che le abbia dedicate a lei [povera…] ma non sa delle nostre fantasie del primo giorno e di come te ne andasti via…
Appuntooooooooo: te ne andasti via!

Però non c’è niente da fare, il ricordo del ricordo di chi non c’è più, e non perché Manitù l’abbia prematuramente richiamata nei verdi nei pascoli dei cielo [amen], ma solo perché un giorno ha deciso che non andavate poi così d’accordo [puff], riesce sempre a conquistare il gradino più alto sul podio dell’amore vagheggiato.
Ché la speranza che un bel dì lei comprenda e torni indietro sia forse il più inconfessabile dei segreti di tutti gli abbandonati del mondo?

Eppure sarebbe così perfetto amare te, che ascolti fiduciosa le mie canzoni, che solo per una disdicevole confusione del destino, amore, in un tempo che è perso ormai nel tempo, ho immaginato per un’altra…
Ma chi vogliamo prendere in giro, a noi piacciono solo le cose impossibili!

Note:
la copertina del post è di Franco Matticchio per il libro “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick edizione Universale Economina Feltrinelli

ti lascio una canzone

Ogni volta che mi innamoro entro nel mondo di quella persona, soprattutto entro nella sua musica e cerco di farla mia.
Oggi posso affermare con assoluta certezza che tutta la mia vita sentimentale si trova raggomitolata nel mio ipod, e la cosa mi piace.

La mia prima lettera importante fu la L., mi trattò di merda, ma mi fece conoscere Baglioni, che fu meraviglioso quando mi lasciò, non so proprio come avrei fatto a piangere senza mangia un po’ di piu’ che sei tutt’ossa e sul tavolo fra il té e lo scontrino ingoiavo pure questo addio…

Dopo anni di Baglioni, e sofferenza, finalmente incontrai M. con Carol King, con i Beatles, e Diane Schuur che cantava “Cry me a River”, canzone che dedicai immediatamente a L., assieme ad un implicito: vaffanculo!
M. fu un numero illimitato di musica di ogni genere, e mi piaceva tutta!
Nel cuore mi restano per due pezzi in particolare: “I can’t make you love me” di Bonnie Raitt e “Cara” di Lucio Dalla,  che benché all’epoca fosse per me a tratti incomprensibile, non so come spiegarlo, beh, io mi ci vedevo, forse perché ho tanti capelli, oppure perché un giorno, molto, ma molto tempo dopo, anch’io mi sarei alzata per scappare.

E certo, c’era L. (un’altra) all’orizzonte, con tanta musica troppo alternativa, almeno per me che amavo tutto un altro genere. Mmmmh, ero indecisa, fino a quando un giorno mi disse:
“Ieri non riuscivo a smettere di ascoltare “It’s too late”, di Carol King, la conosci?”
“Hai voglia!”
E così mi innamorai.
Non c’era molto feeling in campo musicale, a dire la verità non c’era molto feeling e basta, diciamo che litigavamo praticamente per tutto, e toglierei il praticamente.
Un giorno, tornando a casa, nella nostra casa, accesi lo stereo, c’era un cd nuovo, era di L.. Iniziai ad ascoltare, un po’ di jazz, i Gotan Project (per inciso, era proprio necessario rovinare Santa Maria con la pubblicità del Finish? chiudo la parentesi), il valzerone di “In the mood for love” che mi piaceva molto e poi “E’ un altro addio”, con Toquinho e la Vanoni che duettavano sul dolore dell’amore e del non stare più assieme. Ricordo che mi sdraiai sul mio tappeto verde e piansi fino a non avere più lacrime.
Ci lasciammo il giorno dopo.

Conobbi M. (un’altra M.),  qualche mese dopo la Vanoni con Toquinho, mi consigliò di ascoltare “Besame Mucho” di Cesaria Evora.
“Sai che in questa versione non l’ho mai sentita”
“E’ bella vero?”
Bellissima, quasi come te. Anzi, siccome credo proprio di amarti, potresti decidere di stare tutta la vita qui, molto vicino a me. Sento che la possibilità di perderti di vista per, tipo, due secondi di seguito, potrebbe essere fatale alla mia persona.
Ma finì la canzone ed io non aprii bocca. Non potevo perché nel frattempo si era fatto tardi, e la cosa sarebbe apparsa un po’ sconsona.
Però l’amavo già tantissimo.
“Allora Battisti ti piace?”
(Io odio battisti) “Certo, che domande…”
E così via, fosse durata un po’ di più credo che avrei iniziato a canticchiare Guccini sotto la doccia. Certamente mi innamorai un’altra volta di Bach, soprattutto se suonato da Glenn Gould.

Arrivò rapidamente ed andò via alla stessa velocità un’altra M., musica a palla, pezzi decisamente folli, soprattutto nelle nostre personalissime interpretazioni. Uno per tutti “Que te den” degli Amparanoia, la colonna sonora di quei giorni vissuti al triplo della mia velocità media.

Poi, senza preavviso, inciampai nella lettera B., una lettera nuova per me, ascoltava la mia musica, che pareva piacerle. Un giorno domandai dei suoi gusti.
“Renato Zero”
“Cosa?!?!?? Non ci credo”
Cacchio, era vero. Ricordo un viaggio in macchina urlando a squarciagola “Il triangolo”, canzone che per noi aveva dei significati, visto che la nostra  fu una relazione a tre, e purtroppo non a causa mia.
La B. si rivelò una lettera piuttosto ostica, “Cercami”, che preferisco immaginare nella versione della Mannoia, divenne la sua missione con me, nel senso che prima mi lasciava, ma giusto per il tempo per tornare a cercarmi, solo che quando mi trovava, non si ricordava più perché mi aveva cercata. Fu così che mettemmo in piedi, per la gioia del pubblico pagante, un delirante loop che pareva non avere fine.
Ma non è di Zero il suo pezzo più rappresentativo, bensì “Cinquantamila lacrime” di Nilla Pizzi (cit.). Era così importante per B. questa canzone (e la sua cantante), che pur di assistere allo spettacolo, preferì lasciarmi, mentre io, piangente al telefono, cercavo di spiegare che trattasi di Nina Zilli e non Nilla Pizzi. Ciò nonostante adesso abbiamo un ottimo rapporto!

Incontrai S., la mia anima divisa in due, in un pomeriggio di fine marzo.
Non ho ben capito cosa piacesse ad S., so per certo che l’importante era che le due cose fossero diametralmente opposte.
Una volta postò un pezzo dei B-52’s  “Planet Claire”, io non li avevo mai sentiti nominare, ad oggi quella canzone resta per me un tentativo degli alieni di invadere la terra, rincoglienendoci prima tramite la loro musica.
Per contro mi preparava torte di carciofi ascoltando Bach suonato da Glenn Gould.
“Lo conosci Glenn Gould”
“Hai voglia”
E così mi innamorai.
Qualche mese dopo mi confessò che la torta l’aveva cucinata una zia. Però giurò che aveva veramente pulito i carciofi ascoltando Bach.
“Ma allora tu menti?”
“Solo per sopravvivenza”
“Cazzo, tutta la vita è sopravvivenza!”
Jamiroquai, Annie Lennox, aveva una macchina perfetta e dei cassetti disordinatissimi, l’amavo soprattutto per i cassetti, avrei voluto nascondermici dentro, non mi avrebbe trovato mai e forse oggi staremmo ancora insieme.
La canzone che più di tutte mi ricorda S. è riuscita rapidissimamente a scalare tanti posti nella mia personalissima classifica, si intitola “Amore” ed è di Ryuichi Sakamoto. Non sta a me dirlo, ma continuo a trovarla fantastica.

E adesso?!  E adesso l’ipod è pieno, quindi single  a vita. Ma se proprio dovessi ricredermi, comprerei una vocale, così, tanto per cambiare, una bella A. magari, o una E., perché no.
Anche se… ma dai, non ci credo! Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?!

Liberamente ispirato alla classifica di “Quattro matrimoni e un funerale”

A woman in love / una donna innamorata

La canzone a cui mi dedico oggi è la mitica A woman in Love di Barbra Streisand, chi non la conosce?!? Chi non l’ha canticchiata? Chi non l’ha usata per ricamare dolci trame d’amore?
Ora andiamo a scoprirne il significato.
La vita è un momento nello spazio quando il sogno è finito, è un posto davvero solitario, do il bacio di saluto del mattino, ma dentro nel tuo profondo sai… che mai sappiamo, perché la via è stretta e lunga quando occhi incontrano occhi e il sentimento è forte, mi giro dalla parete inciampo e cado ma ti do tutto ciò.

Trovo più semplici di interpretare le poesie criptiche.
Diciamo che l’hanno lasciata? Potrebbe starci, perché […sogno finito e posto davvero solitario] mi richiamano concetti di lasciamento e abbandono, ma ancora vivono assieme, infatti lei gli dà il bacio del mattino.
Ma l’incomprensibile arriva ora:
[…la via è stretta e lunga quando occhi incontrano occhi],
a prima vista sembrerebbe una storia di maniaci sessuali nei vicoli la notte, però mi sento di escluderlo, fatto sta che ad un certo punto, non prima di avergli dichiarato un forte sentimento, lei si gira verso la parete, inciampa e poi cade, cose che per gli americani devono essere delle gran figate, perché Barbra ci tiene a sottolineare che tutto ciò glielo vuole dare.
Per cui, nel caso, sappiatevi regolare, inciampate e cadete, dopo lui/lei non saprà resistervi. Naturalmente solo se trattasi di yankee, non fate ste figure con uno/a del resto del mondo perché vi obbligherebbe a fare il test alcolemico.

Siamo finalmente arrivati al mitico ritornello, intonatelo con me in inglese: I am a woman in love and I do anything to get you into my world…
Quante volte l’abbiamo cantato (sapeste come mi piaceva urlare tu ghe ttu in tchu mai world) che ricordi…
Comunque tu che ttu in tchu mai world sono le uniche parole che capisco, ma il resto che significa?
Non è che da ubriaca hai inciso sta canzone, e poi non sapevi come dire che il testo era buttato lì un po’ a cazzo?

Con te mio per sempre nell’amore non c’è alcuna misura di tempo abbiamo stabilito tutto ciò all’inizio che tu ed io avremmo vissuto l’uno nel cuore dell’altro.
Allora, le cose sono due, o è l’equivalente in canzone di una pellicola di Lynch (quel fantastico regista che fa film senza senso che però definisce onirici e allora va tutto bene), oppure, Barbra, stai con un tizio che ti ha lasciata anni fa per sposarsi, ma ogni tanto ciula con te.
Propendo per la seconda ipotesi, anche perché la canzone prosegue con:
oceani possono anche dividerci senti il mio amore io sento quello che tu dici nessuna verità è mai una bugia inciampo e cado ma ti do tutto ciò
La roba degli oceani non puzza solo a me di allegoria per intendere moglie? Lei lo ama proprio, su questo non ci sono dubbi (ce lo mena fin dal titolo), però non capisco la storia della verità che non è una bugia, non dovrebbe essere ovvio? Perché rimarcarlo?! Che pure lei abbia una storia parallela alla storia parallela? (Si sa che in amore esistono formule geometriche che la geometria non potrebbe immaginare).

Detto ciò, la canzone termina così, tipo film francese, niente lieto fine o spiegazioni, solo si ripete il ritornello e una strofa, giusto per arrivare ai quattro minuti scarsi di durata complessiva.
Ora, a voi non fregherà nulla, ma io ho consumato il nastro della cassetta con questa canzone, era anche la sigla di pomeriggio con sentimento su canale 5.
E se ho versato fiumi e fiumi di lacrime era solo perché pensavo di ascoltare la storia di una donna innamorata che sussurrava parole d’amore al suo amore.
E invece scopro essere il racconto delirante di una tipa ubriaca che pretende qualcosa di più da un vecchio fidanzato, ora sposato, che se la ciula sicuramente, nei vicoli forse, la notte credo.
Cari Barry and Robin Gibb (RIP) vi ricordo che voi eravate i Bee Gees, mica i Modà.

PS questa pessima traduzione non sarebbe stata possibile senza google translate!