La cura (di Franco Battiato)

la cura battiato che vaga per i campi del TennesseeDi Battiato / Sgalambro: La cura

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
– Non ci crederai, ma io ho studiato psicologia a Padova proprio nella speranza di innamorarmi di una persona turbata, ipocondriaca e paranoica come te, amore!

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
– Tu hai comprato un talismano magico al prezzo in offerta di duemilasettecentoquindici euro più spese di trasporto?! Ma amore, lo sanno tutti che le televendite sono un inganno del nostro tempo… Ah, prima di incontrarmi non guardavi mai la tivù. Beh, certo che (siccome tutto sommato è colpa mia) te li presto io i soldi per pagarlo.

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore, dalle ossessioni delle tue manie.
– Allora abbiamo detto: paura degli spazi vuoti, borderline, sindrome premestruale acuta, disturbo ossessivo compulsivo sulle pulizie di casa, depressione cronica e non sopporti gli acari. Amore, ma chi può definirsi veramente sano oggi come oggi?

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
– Scotty, ci porti su (cit.)

E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.
– Nooooo, non mi rompe andarti a comperare l’arnica, il belladonna e l’antimonium crudum, perché hai paura della tua stessa paura, di aver contratto una laringite, altrimenti detta mal di gola.

Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà).
Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare.
(E che minchia ne so cosa significa, considera che ti sto sempre dietro, potrò farmela una canna ogni tanto?)

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza.
– Ma certo amore, se è così che vuoi, domenica pomeriggio nel momento di massimo riempimento, noi percorreremo la strada che porta da Ikea!

I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi.
– Ci sono quaranta gradi all’ombra, puzziamo come delle bubbole e tu vuoi ciulare…? Non preferiresti piuttosto un bel gelatino alla fragola? 

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
– Come hai speso centocinquantaeuro dal parrucchiere?! Ti ho mai detto che io so tagliare i capelli cantando? Fiiiiigaaaaaaaroooo figaro figaro fiiiiiiiiigaaaaroooooooo.

Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
– Sapevi che da quanto ti ho incontrata ho iniziato a studiare giurisprudenza solo per poterti regalare qualche legge per natale… (non te ne fai niente delle leggi, tu volevi andare alle Maldive per fine anno?)

Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
– Scotty, lo so che le ho già rotto le scatole con la teoria dello spazio tempo e quella della curvatura, ma giuro che questo è l’ultimo favore che le domando: non è che potrebbe teletrasportarci alle Maldive per capodanno…?

Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… io sì, che avrò cura di te.
– Amore, c’ho pensato, è molto bello stare con te, prendersi cura di te, fare tutto per te, la psicologia, Ikea, la giurisprudenza, le Maldive, eccetera eccetera, però sai che c’è? Ma vaffanculo!

Quando dopo un abuso di sostanze stupefacenti doveste immaginare di mettere in atto i suggerimenti di Battiato con il vostro compagno/gna, pensate che una volta iniziata la cura, tornare indietro potrebbe risultare difficile. Non tutti possono fingere di essersi persi per i campi del Tennessee…

PS e no, vagare per i prati vicino a casa non sarebbe la stessa cosa

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il maglioncino rosa ovvero la strategia del riciclo

amore e marketingArriva la primavera e ad una ragazza (tipo ragazza) viene subito voglia di vestiti nuovi, che però in questa stagione son troppo cari da comprare.
Quindi che fare per darsi una sferzata di vita?
Semplice, si inizia a frugare, con la foga di un cane da tartufi delle langhe, nel cassetto più nascosto dell’armadio: quello delle cose dimenticate.
E dopo solo tre minuti ecco che:
– oooh, una maglietta rosa un po’ corta, stretta in vita, con il collo sbarazzino e una simpatica immagine di colibrì all’altezza delle tette!!!!

E sarà bello il giorno dopo uscire di casa sfoggiando quell’indumento comprato nel giugno duemilasei all’outlet di Serravalle, che non ricordavate più di possedere e che (chissà perché) avevate messo una sola volta!
Ma dopo esservi specchiate in tutti i vetri che avrete appositamente intercettato lungo la via e in tutti gli occhi che avrete volontariamente fissato durante il cammino, un dubbio inizierà ad insinuarsi strisciante tra le pieghe del colibrì (che non ci dovrebbero essere, sarà un difetto?) e il collo sbarazzino (io li ho sempre odiati i colli sbarazzini). Improvvisamente BOOOOM la cruda realtà vi si parerà davanti in tutto il suo splendore (dove splendore si fa per molto dire): il maglioncino fa schifo!

Un discorso lungo per arrivare a dire che quando dopo essere state/i lasciati dal compagno/gna degli ultimi sei meravigliosi (si fa sempre per dire) anni, doveste incontrare per caso quel vecchio amico/a con cui non era mai scattato niente (chissà perché?) o era finito tutto (chissà perché!), ma adesso forse, magari, perché no, potrebbe essere cambiato/a, ricordatevi il maglioncino rosa comprato all’outlet e pensateci un po’ prima di sfoggiarlo con orgoglio.
Ma se proprio non doveste resistere, abbiate l’accortezza di evitare gli sguardi dei vostri amici, soprattutto se non siete nella condizione di accettare i loro riflessi di verità, che improvvisamente BOOOOM vi faranno apparire davanti agli occhi la cruda realtà: il cassetto in cui l’avevate rinchiuso non era quello delle cose dimenticate, ma quello delle cose da dimenticare…

PS auguri a tutti i nuovi amori che non arriveranno a tagliare la colomba

Se telefonando, ovvero mai darla ad uno sconosciuto sulla spiaggia

telefonoCi son canzoni che risultano gradevoli per un’indovinata successione armonica, e diciamo che se l’autore della musica è Morricone Ennio, esistono forti possibilità che il pezzo ci piaccia.
Così canticchiamo senza nemmeno far caso al senso di quelle parole, che se l’autore è Costanzo Maurizio Show, esistono forti possibilità che i versi siano da interpretare.

Detto ciò, di Morricone, Costanzo, canta Mina: “Se Telefonando”.

Lo stupore della notte, affacciata sul mar, ci sorprese che eravamo sconosciuti io e te
– Piacere, Mina
– Piacere
– Mina, sa, la famosa cantaaante…
– Ah

Poi nel buio le tue mani d’improvviso sulle mie (in originale era la tua mano d’improvviso nella mia, ma siccome a quell’epoca il timore massimo era che si potesse pensare a quella cosa lì, allora hanno preferito si pensasse a quelle altre due cose là).
E’ cresciuto troppo in fretta, questo no-o-stro amooor.
Trad. Mina ha ciulato con uno sconosciuto sulla spiaggia nella notte stupefatta.

Se telefonando io potessi dirti addio ti chiamereeeeeiiiiii
– Pronto sono Mina
– Mina chi?
– La famosa cantaaaaaaante
– Ah

Se io rivedendoti fossi certa che non soffri, ti rivedreeeeeeeiiiiii
– Ciao sono Mina
– Mina chi?
– La famosa cantaaaaaaaante

Se guardandoti negli occhi sapessi dirti basta, ti guardereeeeeeeiiii
– Ti ricordi di me, sono Mina
– Mina la famosa cantante? Non è che ti va di ciulare?
– Assolutamente no! Vabbè, però che sia l’ultima volta

Ma non so spiegarti che il nostro amore appena nato è già finii-iiii-tooooo….
– Ciao sono Mina, non so proprio come dirti che il nostro amore (tipo amore), vedi, è vero, era appena nato, però, insomma
– Ma Mina chi?

Alzate di un tono e ripetete.
Quindi il gran finale:
dan dan dan dan dan dan dandandan dan dan dan dan dan dan

PS ma Costanzo avrà lavorato solo per la visibilità o l’avranno pure pagato?

troppi vecchi film, ovvero la teoria del ding

the ringSarà capitato anche a voi di vedere uno di quei vecchi film in bianco e nero in cui i protagonisti capivano di amarsi perché guardandosi negli occhi sentivano il ding.

Io ne ho bevuti a litri di sti maledetti film in cui, dopo il ding, al massimo ci poteva essere un bacio, di quelli che manco io che ero piccola ci credevo che fosse vero, ma nulla più. Niente altro da dichiarare post ding, tranne un implicito “e vissero felici e contenti”.
E allora mi pareva la cosa più giusta del mondo, in fin dei conti, a cosa doveva servire un ding, se non a vivere per sempre felice con te, e con tua mamma e con mio padre e il tuo lavoro e le bollette da pagare e i gemelli (che sono stronzi e devono aver preso dalla tua famiglia) e l’amante mio e l’amante tua (per ripicca, certo) e il mutuo e le vacanze in mezza pensione e i raffreddori e Ikea la domenica e tu che perdi i capelli e io che prendo chili  eccetera eccetera eccetera.

Certo Ikea negli anni cinquanta non esisteva, quindi sarebbe stato comunque inutile stressarsi anzitempo. E poi c’era il ding, il nostro invalicabile scudo deflettore che ci avrebbe certamente salvato da tutto e tutti, fanculo anche il logorio della vita moderna, contro il quale potevamo sempre provare ad ubriacarci di Cinar.
Bene, adesso sai perché ti guardavo tendendo le orecchie.

Anche se si sta facendo strada dentro di me un orribile sospetto: e se quelli che a me erano parsi meravigliosi ding, in realtà fossero stati dei campanelli d’allarme driiiiing che mi ingiungevano di prendere lo spazzolino da denti e scappare via il più velocemente possibile (ma è casa mia!), perché altrimenti non avrei salvato nulla, nemmeno le lacrime che stavo per versare in quantità degne di un diluvio universale (il clima non è più quello di una volta) se fossi restata lì, ignara, illusa, delusa, nonché esposta alle intemperie senza nemmeno uno straccio di ombrello bucato (Ikea?), e questo solo perché davvero credevo che quel ding mi avrebbe salvata da tutto e tutti.
Tutti a parte te, naturalmente.

PS siccome son mezza sorda, la prossima volta che mi devi intimare la fuga, è troppo chiederti la sirena d’allarme di Star Trek?!

l’amore al tempo di feisbuc

amore-facebook-separazioniHo letto che la scelta dei contenuti da pubblicare sui social network è immaginata allo scopo di crearci una sorta di reputazione online.
Più o meno consciamente mostriamo al nostro “pubblico” non solo ciò che ci piace, ma quello che pensiamo possa contribuire al miglioramento della nostra immagine.

Vi sarà certamente capitato di osservare l’amico/a che perde la testa e inizia a postare con la costanza di un venditore di rose indiano, frasette smelense e/o ragguagli sulla sua situazione sentimentale, tipo: son felice, con cuore e faccina sorridente. O son distrutto, con cuore spezzato e faccina lacrimevole.

A parte il fatto (e deve sicuramente esistere un algoritmo studiato in qualche università inglese) che maggiore è la propensione alla condivisione delle innumerevoli fasi della relazione, maggiore è la probabilità che trattasi di coppia delirante ovvero in continuo tira e molla (con data di scadenza incorporata), ma lasciamo perdere questa mia considerazione, poiché il punto è un altro.
Il punto è, che se è vero che raccontiamo di noi solo ciò che maggiormente ricalca quello che vorremmo gli altri immaginassero della nostra persona, questo significa che evidentemente c’è qualcuno che crede che pubblicare stati  di idillio, immediatamente contraddetti da immagini di dolore eterno, a cui seguono riconciliazioni, che precedono un’altra crisi (ovvero l’effetto loop), sia un qualcosa che a noi poveri lettori accidentali potrebbe:
1. piacere;
2. far aumentare la stima che nutriamo nei vostri confronti;
3. non so.

Allora bon, siccome son gentile cercherò di spiegarvi con chiarezza cosa pensiamo in realtà dopo aver assistito alla cronaca dettagliata dei vostri deliri: siete dei grandissimi imbecilli!
Tra l’altro, e lo dico al solo scopo di tentare di accrescere la mia tipo solida reputazione online, son certa che a me non capiterà mai.

PS fa che a me non capiti mai fa che a me non capiti mai fa che a me non capiti mai… 

di pecore missionari e cucchiaini di nutella

pecorella Quando io ero ragazzina, girava una barzelletta su due ragazzi alla loro prima notte di nozze, che faceva tipo così,
Lui chiama casa: “papà, come devo fare?”, e il padre “metti la cosa più lunga che hai dentro la cosa più larga che hai”. Lei chiama casa: “mamma, come devo fare? Sono dieci minuti che Vincenzo tiene la gamba nel cesso!”.

Ho ripensato a quella barzelletta ieri, quando ho scoperto un sito, che spiegava dettagliatamente quali posizioni usare la “prima volta”.
E siccome io son qui per fornire consigli utili, anche se probabilmente arrivo tardi, ho deciso comunque di illuminarvi, almeno potrete capire come mai non andò bene allora.

Primo colpo di scena, l’articolo esclude categoricamente la posizione detta della pecorina, e questo poiché blandamente priva di romanticismo.
Peccato, perché io già immaginavo Romeo decantare a Giulietta: “Ahimè! quanto deve essere dolce il reale godimento dell’amore, se è sufficiente solo sognarlo per ricavarne cosi tanta gioia, ma adesso, già che ci sei, potresti metterti a quattro zampe?”

Molto meglio allora partire con un classico 69, posizione in cui, dopo mesi di parole attraverso una crepa nel muro, si sarebbero senza dubbio prodotti Priamo e Tisbe, se non fossero incappati nel solito definitivo misunderstanding per cui prima di quagliare loro: puff.
In ogni caso, questa pratica è considerata solo un riscaldamento prima di entrare veramente in azione.

Avete mai giocato a Twister? Schiena di lei appoggiata alla superficie, gomiti e ginocchia di lui a far leva… nooooo, non è una maniera strana per riempire il bagagliaio della macchina prima delle ferie estive, ma la posizione per eccellenza, quella del missionario, consigliata poiché permette ai partners di guardarsi in faccia, anche se, per usare una loro meravigliosa espressione: incastrare i tempi,  potrebbe essere molto molto complicato [ma va?!].

Sappiate però che se la prima volta deve essere veramente indimenticabile, non può assolutamente mancare il cucchiaio! Per farsi finalmente  fuori un bel vasetto di nutella in due? Ve piacereeeebbe! Invece no: sdraiati lateralmente, lei davanti lui dietro, questa posizione permette un trionfo di giochi di mano, tanto da essere definita dal sito in questione: molto romantica. E se lo dite voi, come non credervi!?

Una volta letto l’articolo tre sono state le cose che ho pensato:
1. vorrei conoscere l’autore di questo post e intervistarlo sulla sua prima volta;
2. meno male che ai tempi miei internetti non c’era;
3. questa sera mi faccio quella del cucchiaio: mega vasetto di nutella da 825 grammi, ovviamente.

PS grazie Eva [mai nome fu più appropriato] per il tuo prezioso suggerimento

non sei tu sono io, ovvero piove sempre sul bagnato

charlie-brown-rainA tutti sarà capitato di vivere una storia d’amore dove:
a- la persona era giusta, ma il momento era sbagliato [per l’altro/a];
b- il momento era giusto, ma la persona era sbagliata [per l’altra/o];
c- il momento era sbagliato e la persona pure […].

In ognuno dei tre casi, mentre voi spelavate quintali di margherite cercando di capire se fosse solo un’impressione quel suo certo improvviso apparente? distacco:
– nondovevamoincontrarcidamedueoreetrentasetteminutifa?
lui/lei rimuginavano su come dove e quando togliere le tende da quella cosa che voi chiamavate amore mentre loro pensavano calesse.

Così un giorno, che di solito coincide con il primo grande acquazzone d’autunno, o almeno questo ricordo io, verrete convocati per una conversazione chiarificativa del perché negli ultimi tempi lui/lei non si siano comportati come previsto dalla convenzione di Ginevra.
(Consiglio: non affrontate questa discussione al bar se non volete piangere nel caffè)
– tu sei meravigliosa, non è colpa tua, sono io che in questo momento bla bla bla….

E bon, tra un po’ qualcuno arriverà su Marte, ma ancora non siete riusciti ad inventare niente di nuovo, peccato solo che a voce non si possa riprodurre una simpatica emoticon capace di sottolineare (qualora ve ne fosse bisogno) il concetto. Comunque guardate il lato positivo, voi siete meravigliosi!

Certo, potendo tornare indietro, le margherite, invece di spelarle me le sarei fumate, però che importa, io sono meravigliosa.
Adesso uscirò da questa casa, da questa macchina, da questa tua vita che nemmeno per un nanosecondo avevo immaginato nostra, senza ombrello (non pioveva prima) ma a testa alta, con il sorriso negli occhi e se non proprio negli occhi che sento improvvisamente inutili se non potranno più guardare te, sicuramente nel cuore (cuore? quale cuore?).
Certa come mai prima d’ora di essere dalla parte del giusto, e tutto questo perché? Ah già, perché io sono meravigliosa.

– sai che c’è?: ma vaffanculooooooooooooooooooooooooo!

PS questo post l’ho scritto sotto l’effetto stupefacente di un mazzo di margherite