non sei tu sono io, ovvero piove sempre sul bagnato

charlie-brown-rainA tutti sarà capitato di vivere una storia d’amore dove:
a- la persona era giusta, ma il momento era sbagliato [per l’altro/a];
b- il momento era giusto, ma la persona era sbagliata [per l’altra/o];
c- il momento era sbagliato e la persona pure […].

In ognuno dei tre casi, mentre voi spelavate quintali di margherite cercando di capire se fosse solo un’impressione quel suo certo improvviso apparente? distacco:
– nondovevamoincontrarcidamedueoreetrentasetteminutifa?
lui/lei rimuginavano su come dove e quando togliere le tende da quella cosa che voi chiamavate amore mentre loro pensavano calesse.

Così un giorno, che di solito coincide con il primo grande acquazzone d’autunno, o almeno questo ricordo io, verrete convocati per una conversazione chiarificativa del perché negli ultimi tempi lui/lei non si siano comportati come previsto dalla convenzione di Ginevra.
(Consiglio: non affrontate questa discussione al bar se non volete piangere nel caffè)
– tu sei meravigliosa, non è colpa tua, sono io che in questo momento bla bla bla….

E bon, tra un po’ qualcuno arriverà su Marte, ma ancora non siete riusciti ad inventare niente di nuovo, peccato solo che a voce non si possa riprodurre una simpatica emoticon capace di sottolineare (qualora ve ne fosse bisogno) il concetto. Comunque guardate il lato positivo, voi siete meravigliosi!

Certo, potendo tornare indietro, le margherite, invece di spelarle me le sarei fumate, però che importa, io sono meravigliosa.
Adesso uscirò da questa casa, da questa macchina, da questa tua vita che nemmeno per un nanosecondo avevo immaginato nostra, senza ombrello (non pioveva prima) ma a testa alta, con il sorriso negli occhi e se non proprio negli occhi che sento improvvisamente inutili se non potranno più guardare te, sicuramente nel cuore (cuore? quale cuore?).
Certa come mai prima d’ora di essere dalla parte del giusto, e tutto questo perché? Ah già, perché io sono meravigliosa.

– sai che c’è?: ma vaffanculooooooooooooooooooooooooo!

PS questo post l’ho scritto sotto l’effetto stupefacente di un mazzo di margherite

tutto in piazza, ovvero la strategia della condivisione

shakespeareQuando l’ho conosciuta, @loveclick77 si era appena messa con un ragazzo, non dopo aver molto penato per uscire da una precedente storia.

Nei mesi li ho visti a casa di lei, a casa di lui, a cena con gli amici, con il cane, senza il cane, appiccicati nel letto, mentre si baciavano, mentre mischiavano gli sguardi. Ero lì quando lui le ha regalato l’anello di fidanzamento, e anche quando lei lo ha sfoggiato per la prima volta con le amiche. C’ero al grande incontro con i suoceri, alle uscite con il nipotino, alle sagre di paese, in cucina, in montagna, al Mugello, al mare, a natale, a pasqua, ops, no, la colomba non l’hanno mai tagliata. Perché non ti viene fuori che lui è un eterno bambino, che non sa assumersi le responsabilità e che ha delle serie difficoltà ad impegnarsi [ma l’anello allora???], e così me l’ha mollata, tra l’altro senza nemmeno una piccola annunciazione. All’improvviso, invece delle loro facce felici, leggo frasi random di Baricco, Negramaro, Dalla, Mary Alice, Vinicius de Moraes, Disney, Pavese, Peanuts, Anonimo…, tutte traboccanti d’amore e/o odio, a seconda della giornata, rigorosamente intervallate da immagini di lei allegra, lei con gli amici, lei con il nuovo tatuaggio, lei con il cane, lei senza il cane, lei improvvisamente triste, lei distrutta, lei ottimista, lei a pezzi, lei “ce la posso fare”…

Adesso penserete che @loveclick77 sia la mia più cara amica, e invece non la conosco nemmeno, molto semplicemente la followo su instagram!
Lo so, lo so: ma come fa la gente a mettere in piazza i propri sentimenti?!
Però ultimamente ho cambiato idea, non è forse vero che tutti quelli che nei secoli hanno avuto una platea che li ascoltasse hanno sempre raccontato di fatti personali?
Pittori, poeti, scrittori, attori, musicisti, scultori, non hanno forse attinto a piene mani dalle loro felicità [e soprattutto dalle loro amorose disgrazie] tramandandoci in questo modo opere indimenticabili?

Insomma, non è che gli esseri umani siano particolarmente cambiati dai tempi di Antonio e Cleopatra, è che adesso ognuno di noi ha l’opportunità di divulgare il privato pur senza essere Shakespeare.
Così il web straripa di fotografie e citazioni, che, guarda caso, molto  spesso arrivano proprio da quelle opere indimenticabili, o comunque facilmente googolabili, dei poeti di cui sopra. Contribuendo così a perpetrare all’infinito la strategia della condivisione del dolore, nella speranza forse di esorcizzarlo, oppure di nutrirlo, perché a ben pensarci, il ricordo straziante dei tuoi occhi confusi nei miei, al ritmo costante dei nostri respiri, che tante volte ho provato a far coincidere, sono tutto quello che ancora mi resta di te, amore.

P.S.: questo post è ovviamente dedicato a @loveclick77, nella speranza che presto trovi un nuovo grande amore con cui perpetrare il rompimento di maroni a me!

era già tutto previsto, ovvero la teoria dell’ineluttabilità

Charlie-Brown-on-Love– E come hai detto di chiamarti?
Aspetta, aspetta almeno un attimo, concedimi il giusto spazio per osservarti [inosservata?].
In questo tempo, ancora leggero, che ticchetta al ritmo regolare di un conto alla rovescia [ma davvero tu non lo senti?], in cui niente del tuo passato può catapultarmi nel nostro futuro, niente di te mi tocca, mi accarezza, niente mi sfiora.

Eppure guardandoti già intravedo, non tanto quello che tu chiaramente sei, quanto quello che nebulosamente potresti diventare [forse un giorno chissà].
Così per i prossimi duecento minuti [leggi duecento anni] cercherò di incastrare la mia forma, a tetraedo stella, nello spazio della tua, a esaedro regolare, e userò tutta la pazienza che mi resta [ti anticipo che non sei il primo esaedro regolare a crearmi problemi], e userò tutta la dolcezza che ho conservato [da qualche parte, credo, forse tra i capelli, spero].

– io volevo solo che tu mi amassi
– solo?
– beh, tipo solo
– ti basta tipo amassi?

puff…
un puff grande almeno come la scritta Hollywood, hai gentilmente [questo devo ammetterlo] appoggiato sul mio cuore, che d’un tratto ha smesso di respirare [sarà grave?], mentre il motore di un boeing 747 cerca di aspirarmi l’anima, manco fossi una gabbianella distratta nel cielo sopra Berlino.
Beh, Berlino, facciamo anche solo Torino, comunque che importa, sempre di cielo si tratta.
Anzi, ora che lo guardo meglio mi accorgo che senza di te, con me, insieme qua sotto, non è più nemmeno bello uguale. Nemmeno un po’.
Adesso piango.

… come hai detto di chiamarti?

generazione candy candy, ovvero la costruzione di un disastro

Candy Candy piccoloIeri sera si conversava del più e del meno, e, non so come, il dialogo è lentamente scivolato lungo un binario invisibile che ci ha [tele]trasportate da instagram a Candy Candy.
Ma mentre instagram ce lo siamo facilmente liquidato, Candy Candy è diventata spunto per una riflessione molto complicata, basata su un semplicissimo assunto: se questo innocuo cartone animato è stato in qualche modo l’educazione sentimentale di tantissimi adolescenti, per lo stesso motivo potrebbe essere la causa di tantissimi sentimental fallimenti!

La generazione degli attuali quarantenni, a tredici anni sapevano poco o niente del mondo, ma sapevano tutto di Candy Candy, di Terence e di Anthony.
Storie di amori infelici, che solo pochi anni dopo ci sarebbero state confermate da Dante, con Paolo e Francesca, da Petrarca e il suo amore impossibile per Laura, da Shakespeare, con Giulietta e Romeo, e così via.
A memoria mi pare che l’unica storia finita bene sia quella tra Mork e Mindy, ma è anche vero che lui non era di questa terra
Tutto ciò ha fatto sì che l’istinto da Florence Nightingale [altrimenti detto dell’io ti salverò/cambierò], si radicasse in quel punto di noi non geolocalizzabile che sta tra l’anima e il cuore, forse in attesa che qualcuno lo estirpasse, ovvero che qualcuno ci spiegasse in termini comprensibili, che trattasi di perversione, e che le perversioni, per quanto non prive di un certo distorto fascino, sono destinate a concludersi sempre tragicamente, con la morte dei protagonisti, o con la fine della relazione.
Ma Candy o non Candy, il mio pessimismo cosmico in materia sentimentale, ultimamente mi ha portato a credere [per logica deduzione] che a me[noi] i disastri debbano piacere molto, altrimenti non si spiegherebbe un tale accanimento nel metterli in scena.

Anche se ieri sera mi è stato spiegato, con molta calma e in termini a me comprensibili, che volendo si può cambiare, l’importante è capire che la costruzione di un disastro non è l’unica scelta possibile.
E sarà stata la bellezza di quell’improbabile conversazione o forse l’ora tarda, ma vi devo confessare che ho deciso di crederci!
Quindi sai che c’è? Ma vaffanculo Candy!

[parecchi spunti di riflessioni di questo post non sono miei, quindi ringrazio infinitamente una certa laconica sul trabattello]

solo ovvero la strategia dell’infelicità

cuore2Ho deciso di sdoganare Baglioni, si vabbé, adesso starete lì a storcere il naso, ma quando vi hanno appena lasciati non c’è niente come lui per distruggervi definitivamente, e a volte la distruzione è l’unica via per la ripresa [a volte…].
Comunque oggi vi parlerò di una canzone che si intitola “Solo”, e già dal titolo mi sto domandando come nel lontano millenovecentonovanta/uno/due io sia riuscita a sopravvivere all’ascolto ossessivo compulsivo di questo memorabile pezzo.
Ve la faccio breve, lui, Claudio, è stato appena abbandonato [un altro che ci ha fatto i soldi con sta storia] e lo capisci subito dalle prime parole:
Lascia che sia tutto cosi’ e il vento volava sul tuo foulard…
Madonna che angoscia, e come me la vedo lei, con il suo fottuto foulard da sciuretta [ma chi li mette i foulard?!?] davanti ad un lui, distrutto, che probabilmente non aveva nemmeno avuto la forza di indossare i suoi amati pantaloni di pelle.
E sul tavolo tra un tè e lo scontrino ingoiavo pure questo addio…
Questa parte me la sono sempre immaginata tipo lei che accenna ad alzarsi , e lui, seduto lì con il groppone in gola, mentre nei tavoli vicini la gente chiacchiera super felice.
Avete mai notato che quando siete tristi, intorno a voi sono sempre tutti particolarmente allegri, come fosse il giorno di natale in un film di natale?!
Ma andiamo avanti.
In un ultimo patetico tentativo di rianimazione dell’amor morto, Claudio le giura di non avercela con lei, e per carità, di non darsi pena per lui.
Stupide frasi di circostanza che ho ripetuto mille volte sperando in un incredibile colpo di scena, chiedetemi se siano mai servite?!?
Quindi arriva il ritornello: e chissa’ se prima o poi, se tu avrai compreso mai, se ti sei voltata indietro…
L’intramontabile classicone, la speranza, vana, che lei capisca di aver sbagliato [sìsì] e ti mandi un messaggio straripante di parole di scusa e d’amore. [Ma de che?!?!?]

Poi la canzone stacca in un futuro prossimo.
Qui ho sempre visto lui in casa intento a suonare alla chitarra canzoni d’amore a questa nuova lei, in cui mi immedesimo subito perché lui canta:
… e se adesso suono le canzoni quelle stesse che tu amavi tanto
e lo capisci dalle prime parole che sarà una relazione di merda.
Come al solito, chi se ne va con il foulard e senza manco pagare per qualche misterioso motivo vince sempre!
Ma non contento, lui insiste: lei si siede accanto a me sorride e pensa che le abbia dedicate a lei [povera…] ma non sa delle nostre fantasie del primo giorno e di come te ne andasti via…
Appuntooooooooo: te ne andasti via!

Però non c’è niente da fare, il ricordo del ricordo di chi non c’è più, e non perché Manitù l’abbia prematuramente richiamata nei verdi nei pascoli dei cielo [amen], ma solo perché un giorno ha deciso che non andavate poi così d’accordo [puff], riesce sempre a conquistare il gradino più alto sul podio dell’amore vagheggiato.
Ché la speranza che un bel dì lei comprenda e torni indietro sia forse il più inconfessabile dei segreti di tutti gli abbandonati del mondo?

Eppure sarebbe così perfetto amare te, che ascolti fiduciosa le mie canzoni, che solo per una disdicevole confusione del destino, amore, in un tempo che è perso ormai nel tempo, ho immaginato per un’altra…
Ma chi vogliamo prendere in giro, a noi piacciono solo le cose impossibili!

Note:
la copertina del post è di Franco Matticchio per il libro “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick edizione Universale Economina Feltrinelli

bla bla bla bla cha cha cha

– Amore, ma tu, mi ami?
– Che cccazzo dici?
– mmmmmm… 
– no amore, dai non piangere, ti prego
– non mi a a a miiiiiiiiii
-ma no, figurati, come ti viene in mente?!
-ha ha hai detto caaa zz oooooo!
-mi hai colto di sorpresa, amore, stavo guardando la tele, stavo mangiando questa pasta, che tra parentesi è buonissima
-mmmmm… davvero?
-sì amore
-meglio di quella di tua mamma?
-beh, amore…
-mmmmmmmm
-meglio, meglio amore, meglio di quella
-però non mi hai ancora risposto
-certo che ti amo amore, ti amo da morire
-allora domenica andiamo al mare?
-domenica ho la partita di calcetto, lo sai
-vabbene, allora sabato andiamo in centro
-amore mio, sabato ho il torneo di play station… stiamo vincendo e io sono il capitano…
-vabbene, allora venerdì sera mi porti a mangiare la pizza
-venerdì sera gioca la juve
-ma tu non tieni la juve
-no, ma amore, come faccio a perdermela, è fondamentale per il campionato
-vabbene, però mi ami?
-certo che ti amo, da morire
-perché ho fatto una cosa, te la devo dire
-dimmi amore mio, a me puoi dire tutto, che hai fatto?
-indovina?
-ti sei dimenticata di buttare la spazzatura? Non hai chiamato mia mamma per sapere se sta bene? Dimmi amore, non hai pagato la bolletta del gas?
-no no, amore, non hai indovinato…
-dai, dimmi, lo sai che a me puoi raccontare tutto, amore
-ma tu poi ti arrabbi
-no che non mi arrabbio
-e se invece sì 
-no amore, dimmi, ti prego
-… tihotraditocontuocucinoGigi
-TU COSA?!
-mmmmm… lo sapevo che ti arrabbiavi
-mi hai tradito con mio cugino Gigi
-sì amore, ma non è significato niente per me
-mio cugino
-solo una volta, due… forse tre, ma non quattro amore
-dove?
-come dove?
-dove l’avete fatto?
-un po’ ovunque amore, ma che importa?
-mi hai tradito un po’ ovunque con mio cugino Gigi
-sì amore, ma lui non era te, questo ho capito, lui non era te, lui non mi piace come mi piaci tu
-non me ne frega un cazzo di quanto ti piace lui
-mmmmmm… hai detto un’altra volta cazzo, non mi ami più
-mi hai tradito con mio cugino, certo che non ti amo più, cazzo
-mmmmm… ma aaa aaaam aaaaamore, che c’entra questo?
-come che c’entra
-ti ho spiegato che io amo te
-beh, sai una cosa? Non me ne fotte un cazzo se ami me
-ma ammmore, tu non ti sei accorto di nulla, la nostra vita non è cambiata, tutti i venerdì ti preparavo la pizza così la mangiavi guardando la partita, sabato andavo a fare la spesa con tua mamma mentre tu eri al torneo e domenica ce ne stavamo tranquilli in casa oppure venivo a vederti giocare al campetto, amore, non è cambiato niente, e io ti amo così tanto
-…
-amore?
-lasciami pensare
-ti ho comprato il gran soleil al caffé e la birra che ti piace amore
-…
-amore
-sì
-amore io ti amo da morire
-anch’io ti amo, ma mio cugino
-amore, tu sei molto meglio
-davvero?
-sì amore
-che birra mi hai comprato?
-quella tedesca, con le patatine alla paprika
-davvero amore?
-certo
-amore?
-sì amore?
-non voglio perderti, ti amo da morire
-anch’io amore, da morire

Love and Order

Vi è mai capitato di accendere la tv e vedere che su uno dei duecentoquarantasette canali a vostra disposizione danno “Law and Order”?
La prima puntata venne trasmessa negli Stati Uniti nel millenovecentonovanta, e ad oggi, senza contare le repliche, possiamo ancora vedere lo spin off Unità Vittime Speciali, (senza dimenticare il Criminal Intent in versione Americana e Francese, e il L&O United Kingdom!).
La forza dello show è un discreto avvicendamento del cast, delle location e ovviamente della trama. Perché anche se al termine della puntata, il cattivo va sempre a marcire dietro alle sbarre, il modo e la maniera per mettere in pratica questo catartico finale cambia di volta in volta.
Vi starete domandando, ma che c’entra sto telefilm con l’amore?!
E se io vi rispondessi che la serie televisiva “Law and Order”, ha di gran lunga superato la durata media dei matrimoni nel mondo!
Tutto ciò mi ha fatto riflettere, (sì lo so, sono strana).
Facciamo un passo indietro, avete mai notato una sorta di calo del desiderio dopo i primi scoppiettanti sei/otto/dodici mesi di relazione?!
(A parte voi due naturalmente, che sono aaaaaaaaaanni che vivete nel piacere della reciproca presenza come se vi foste appena conosciuti al bar durante la pausa caffé della mezza mattina).
Vi è mai capitato, la butto lì, che tra il: lavarsi, vestirsi, uscire, prendere la macchina, andare da lei/lui, decidere cosa fare (perché di ciular, manco parlarne), fare quel che si è deciso, tornare, salutarsi, messaggino della buonanotte. Preferiate invece una bella seratina davanti alla tv a godervi il catartico finale di “Law and Order”?! A voi due no, già lo sappiamo. Ma a tanti altri sì, e quindi?!
Quindi NON va bene!
Così ho pensato di trovare una risposta proprio nel segreto del successo del mio telefilm preferito. Se ce l’hanno fatta loro a combattere la noia della stessa minestra, potremmo riuscirci anche noi.
Provo a trasportare gli insegnamenti. Mi trovo bene nel discorso cambio di trama e di location: ma che problema c’è amore, se per stare insieme dovremo sobbarcarci qualche decina di traslochi in giro per il mondo, vuoi mettere il disagio di un cambio di indirizzo sulla patente in confronto alla felicità di amarci per sempre?!
Ma resto un po’ perplessa in merito all’avvicendamento del cast. Come conciliare il concetto di alternanza, in un ambito che prevede, condizione sine qua non, l’unicità!?
Forse basterebbe solo “elevarsi” e pensare alla coppia in termini più ampi. Tipo, noi due desideriamo stare assieme per sempre, e se stare assieme per sempre prevede qualche cambio di partner, perché no?! Ti giuro che dalla prima puntata della prossima serie riprenderemo un’altra volta il nostro amore, rinnovati e felici della reciproca presenza, come se avessimo incrociato i nostri sguardi appena un’ora fa, durante la pausa caffé della mezza mattina.
Però ve lo dico subito, sarò troppo all’antica, ma non so se questa soluzione mi convince tanto, anche perché la ricetta L&O trasportata al quotidiano, mi pare più una stagione di Beautiful, che un telefilm di gente che violenta/ferisce/ammazza/rapisce e poi se ne va in galera per sempre.
Ciò detto, state molto attenti a quando arriverete alla fase: “Tesoro, stasera cosa volevi fare?” E la vostra automatica risposta sarà: “Vedere te”, pensando invece: guardare una replica di “Law and Order”, sappiate che il vostro tentativo di eterna felicità è ormai una zattera alla deriva nell’oceano Amorequestostranosentimento.

Comunque,  se traslochi e momentaneo cambio di partner paiono anche a voi pratiche troppo complicate, vi propongo la soluzione b, la mia: relazioni più brevi della scadenza del latte a lunga conservazione.
Certo, bisogna essere bravi per farsi lasciare dopo sei mesi, ma la scarsa fiducia in se stessi e una buona dose di sfortuna possono salvarvi dalla noia di un rapporto più barboso delle repliche della prima stagione di “Criminal Intent”.
Tanto ormai lo sanno tutti che non c’è amore più eterno del ricordo dell’amore perduto, e poi, alla peggio, si può sempre accendere la tv.

P.S.
il post è dedicato alla Betty e alla Cri, il disegno sopra rappresenta una bilancia, fa cagare, ma per adesso non ho voglia di metterci mano (si può dire cagare?).

ti lascio una canzone

Ogni volta che mi innamoro entro nel mondo di quella persona, soprattutto entro nella sua musica e cerco di farla mia.
Oggi posso affermare con assoluta certezza che tutta la mia vita sentimentale si trova raggomitolata nel mio ipod, e la cosa mi piace.

La mia prima lettera importante fu la L., mi trattò di merda, ma mi fece conoscere Baglioni, che fu meraviglioso quando mi lasciò, non so proprio come avrei fatto a piangere senza mangia un po’ di piu’ che sei tutt’ossa e sul tavolo fra il té e lo scontrino ingoiavo pure questo addio…

Dopo anni di Baglioni, e sofferenza, finalmente incontrai M. con Carol King, con i Beatles, e Diane Schuur che cantava “Cry me a River”, canzone che dedicai immediatamente a L., assieme ad un implicito: vaffanculo!
M. fu un numero illimitato di musica di ogni genere, e mi piaceva tutta!
Nel cuore mi restano per due pezzi in particolare: “I can’t make you love me” di Bonnie Raitt e “Cara” di Lucio Dalla,  che benché all’epoca fosse per me a tratti incomprensibile, non so come spiegarlo, beh, io mi ci vedevo, forse perché ho tanti capelli, oppure perché un giorno, molto, ma molto tempo dopo, anch’io mi sarei alzata per scappare.

E certo, c’era L. (un’altra) all’orizzonte, con tanta musica troppo alternativa, almeno per me che amavo tutto un altro genere. Mmmmh, ero indecisa, fino a quando un giorno mi disse:
“Ieri non riuscivo a smettere di ascoltare “It’s too late”, di Carol King, la conosci?”
“Hai voglia!”
E così mi innamorai.
Non c’era molto feeling in campo musicale, a dire la verità non c’era molto feeling e basta, diciamo che litigavamo praticamente per tutto, e toglierei il praticamente.
Un giorno, tornando a casa, nella nostra casa, accesi lo stereo, c’era un cd nuovo, era di L.. Iniziai ad ascoltare, un po’ di jazz, i Gotan Project (per inciso, era proprio necessario rovinare Santa Maria con la pubblicità del Finish? chiudo la parentesi), il valzerone di “In the mood for love” che mi piaceva molto e poi “E’ un altro addio”, con Toquinho e la Vanoni che duettavano sul dolore dell’amore e del non stare più assieme. Ricordo che mi sdraiai sul mio tappeto verde e piansi fino a non avere più lacrime.
Ci lasciammo il giorno dopo.

Conobbi M. (un’altra M.),  qualche mese dopo la Vanoni con Toquinho, mi consigliò di ascoltare “Besame Mucho” di Cesaria Evora.
“Sai che in questa versione non l’ho mai sentita”
“E’ bella vero?”
Bellissima, quasi come te. Anzi, siccome credo proprio di amarti, potresti decidere di stare tutta la vita qui, molto vicino a me. Sento che la possibilità di perderti di vista per, tipo, due secondi di seguito, potrebbe essere fatale alla mia persona.
Ma finì la canzone ed io non aprii bocca. Non potevo perché nel frattempo si era fatto tardi, e la cosa sarebbe apparsa un po’ sconsona.
Però l’amavo già tantissimo.
“Allora Battisti ti piace?”
(Io odio battisti) “Certo, che domande…”
E così via, fosse durata un po’ di più credo che avrei iniziato a canticchiare Guccini sotto la doccia. Certamente mi innamorai un’altra volta di Bach, soprattutto se suonato da Glenn Gould.

Arrivò rapidamente ed andò via alla stessa velocità un’altra M., musica a palla, pezzi decisamente folli, soprattutto nelle nostre personalissime interpretazioni. Uno per tutti “Que te den” degli Amparanoia, la colonna sonora di quei giorni vissuti al triplo della mia velocità media.

Poi, senza preavviso, inciampai nella lettera B., una lettera nuova per me, ascoltava la mia musica, che pareva piacerle. Un giorno domandai dei suoi gusti.
“Renato Zero”
“Cosa?!?!?? Non ci credo”
Cacchio, era vero. Ricordo un viaggio in macchina urlando a squarciagola “Il triangolo”, canzone che per noi aveva dei significati, visto che la nostra  fu una relazione a tre, e purtroppo non a causa mia.
La B. si rivelò una lettera piuttosto ostica, “Cercami”, che preferisco immaginare nella versione della Mannoia, divenne la sua missione con me, nel senso che prima mi lasciava, ma giusto per il tempo per tornare a cercarmi, solo che quando mi trovava, non si ricordava più perché mi aveva cercata. Fu così che mettemmo in piedi, per la gioia del pubblico pagante, un delirante loop che pareva non avere fine.
Ma non è di Zero il suo pezzo più rappresentativo, bensì “Cinquantamila lacrime” di Nilla Pizzi (cit.). Era così importante per B. questa canzone (e la sua cantante), che pur di assistere allo spettacolo, preferì lasciarmi, mentre io, piangente al telefono, cercavo di spiegare che trattasi di Nina Zilli e non Nilla Pizzi. Ciò nonostante adesso abbiamo un ottimo rapporto!

Incontrai S., la mia anima divisa in due, in un pomeriggio di fine marzo.
Non ho ben capito cosa piacesse ad S., so per certo che l’importante era che le due cose fossero diametralmente opposte.
Una volta postò un pezzo dei B-52’s  “Planet Claire”, io non li avevo mai sentiti nominare, ad oggi quella canzone resta per me un tentativo degli alieni di invadere la terra, rincoglienendoci prima tramite la loro musica.
Per contro mi preparava torte di carciofi ascoltando Bach suonato da Glenn Gould.
“Lo conosci Glenn Gould”
“Hai voglia”
E così mi innamorai.
Qualche mese dopo mi confessò che la torta l’aveva cucinata una zia. Però giurò che aveva veramente pulito i carciofi ascoltando Bach.
“Ma allora tu menti?”
“Solo per sopravvivenza”
“Cazzo, tutta la vita è sopravvivenza!”
Jamiroquai, Annie Lennox, aveva una macchina perfetta e dei cassetti disordinatissimi, l’amavo soprattutto per i cassetti, avrei voluto nascondermici dentro, non mi avrebbe trovato mai e forse oggi staremmo ancora insieme.
La canzone che più di tutte mi ricorda S. è riuscita rapidissimamente a scalare tanti posti nella mia personalissima classifica, si intitola “Amore” ed è di Ryuichi Sakamoto. Non sta a me dirlo, ma continuo a trovarla fantastica.

E adesso?!  E adesso l’ipod è pieno, quindi single  a vita. Ma se proprio dovessi ricredermi, comprerei una vocale, così, tanto per cambiare, una bella A. magari, o una E., perché no.
Anche se… ma dai, non ci credo! Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?!

Liberamente ispirato alla classifica di “Quattro matrimoni e un funerale”