“Per sempre?!”

Chi ha stabilito che l’amore doveva essere “per sempre”? Chiiiiiiiiiii?!?!? Qualche filosofo greco annoiato, il solito intellettuale di sinistra, una corrente politica alternativa? Chiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
Sono certa che nessuno in sala avrà il coraggio di alzare la mano, veeeeeroooo?!?!?!?
Eggià, nemmeno il più spavaldo dei mangiatori di fuoco sarebbe capace di attribuirsi questa paternità, perché a conti fatti, si tratta della più grande idiozia che la storia dell’umanità ricordi! (E ho scritto idiozia, ma ho fortemente pensato minchiata).
Ci incontriamo, frequentiamo, piacciamo, innamoriamo e all’improvviso il nostro futuro assieme mi appare come il panorama dalla cima della montagna più alta del mondo nel giorno dopo un temporale: senza fine!
Niente ha più senso se tu non ci sei, perché si è verificato il miracolo della moltiplicazione, l’io si è trasformato in noi, e a me piace da morire, quindi? Beh, quindi dovrà essere “per sempre”!
Come dire, buooooona questa pasta con i frutti di mare, non è che ce la possiamo mangiare fino alla fine dei nostri giorni? Ma quaaaaaanto sono fighe queste scarpe da ginnastica rosse con la para bianca, quasi quasi me ne compro subito quarantasei paia. Oppure, continuo a guardare Lady Oscar e ogni volta piango quando muore Andrè… beh, in effetti l’ultima cosa ogni tanto la faccio, ma questo non va ad inficiare il mio discorso, Lady Oscar è Lady Oscar!
Insomma, si cresce, si cambia, e gli orizzonti a volte si modificano.
Così può capitare che durante una vacanza sulla vetta della montagna più alta del mondo, si ammirino insieme, mano nella mano, panorami limpidi e bellissimi, ma… “Amore, quanto è bello il mare in lontananza?” “Mare?! dove lo vedi tu il mare?”….
Argh, vedute differenti non significano per forza l’inizio della fine, questo è ovvio, ma intanto il noi, ritenuto inscindibile “per sempre”, sta tornando io autonomo, e senza una preparazione adeguata, il concetto potrebbe risultare particolarmente difficile da superare.
Mi espongo, sono della categoria dei deficienti che prova a fingere di vedere quel mare che vedi tu, amore. Altri invece scelgono la via della fuga, incapaci di sostenere la vicinanza di questa strana distanza che si va allargando come una macchia di sugo sulla camicia bianca, prova tangibile di qualche oscuro orribile peccato. “Amore, non riesco più a pulirla, e adesso?!”
E adesso si parte con il gran delirio, e solo perché durante la stesura del Regolamento Condominiale della palazzina “Esseri Umani”, il costruttore folle ha barrato la casella “per sempre” vicino alla parola Amore. Ma non era già abbastanza in salute e in malattia? In ricchezza e in povertà?!?Avesse almeno allegato un manuale di istruzioni per l’uso. Anche piccolo, anche in Sanscrito, io l’avrei tradotto, e ora sarei qui a svelarvi i segreti dell’infinito insieme. E invece ci ritroviamo nella nostra imperfezione (infinita quella sì), a dover gestire la conclusione di un amore, che ci avevano venduto “per sempre” e che invece spesso si sgretola per i motivi più banali “Il dentifricio si spreme dal bassoooooooooooooooooo…”. Che dire se non un bel: ma vaffanculo?!?
Anche se io continuo a crederci, nonostante tutto, e tesoro lo confesso, so per certo che i nostri orizzonti non coincidono, forse non hanno coinciso mai, però non m’importa troppo, perché tutto quel che ha sempre contato per me, era poter vedere te.

l’ex-o-tan, ovvero la teoria della sottrazione

(i pronomi ognuno li legga come desidera: lui con lui, lei con lei, lei con lui ecc..)

Non solo a me sarà capitato di vivere relazioni a tre (e non sto parlando di sesso), mi riferisco a quelle relazioni dove siete tu lei/lui e l’altro/a. Dove l’altro/a di solito è l’ex fidanzato/a, anche se in casi estremi potrebbe anche trattarsi del ricordo di qualcuno/a che non c’è più (questo perché in amore più si è morti più si resta vivi).
Premesso che non tutti gli ex rompono (io per esempio santa sono), è comunque vero che alcuni da soli riescono a sviluppare il lavoro di quattro. Anche se poi, siamo sinceri, sto ex, o è persona spregevole (e allora giustamente si odia) o è persona meravigliosa (e allora giustamente si odia).
Ciò detto, io sono per le famiglie allargate, motivo per cui non nutro a priori sentimenti di astio/livore/inimicizia/avversione/ecc.., ma aaaaaanni di esperienza mi hanno insegnato che a volte è meglio mettere dei paletti (meraviglioso sarebbe poterli piantare so io dove), onde evitare che la coppia si trasformi in trio, dove tu (per una serie di circostanze prevedibilissime per tutti meno che per te) nel tempo di sfogliare una margherita, diventerai la parte debole e quindi sacrificabile.

Stai insieme a Effe da due meravigliosissime settimane quando all’improvviso scopri che la sua ex è un po’ troppo presente. All’inizio ubriaca/o d’estasi sei moooolto comprensiva/o: “Amore, capisco benissimo”. Quindi diventi appena comprensivo/a “Ma sì certo, figuuuuuurati se non capisco…”. Infine (e di solito coincide con post sbronza dell’estasi di cui sopra) inizi seriamente a scocciarti, tanto che alla terza volta in cui stai per scolare la pasta e arriva la sua telefonata per informarsi di qualche stupido argomento del genere come stanno ilgatto/suocera/amicofritz/vicinodicasa/mobilecheabbiamocompratoassieme… inizia una fase di stallo altrimenti detta del “minchia* e adesso che faccio?!”.
Così dopo dubbi perplessità crisi esistenziali e ore di discussione con gli amici osservanti, ti convincerai che l’unica via percorribile sia farti una dose di goccine e confessare all’amato bene i tuoi tormenti.
Ma tanta intrinseca sofferenza in prima istanza saprà solo regalarti (non richiesto) l’ascolto dell’intramontabile pezzo: si-sente-sola-e-abbandonata-e-in-questo-periodo-della-sua-triste-vita-resto-solo-io.
Poi (forse a causa della tua faccia decisamente incazzata*e/o affranta) l’attimo di smarrimento verrà colmato da uno tzumani di amorevoli intenti del tipo: non vivo che per te, respirando nel tuo respiro per addormentarmi nel tuo sonno e sentire il tuo sentire anche nel buio della notte…
“Allora benissimooooooooooooooooooo, perché se senti il mio sentire, soprattutto di notte, non ho nemmeno bisogno di spiegarti il motivo per cui vorrei vedere morta quella merda* della tua ex!”
Perché i cinesi sono molto zen? Perché vivono in Cina dove andrà benissimo essere così. Non so come la pensiate voi, ma io il nemico, più che aspettare di vederlo passare morto nel fiume, preferirei renderlo cadavere, e se poi qualcuno avrà voglia di andare in Cina per attenderlo lungo le rive dello Huang He, ancora meglio.
Eppure è vero che ora hai tutto, ma proprio tutto (vite intere a te dedicate come canzoni nelle radio degli anni ottanta, infiniti bei pensieri e il suo russo nel tuo sonno), ma loro, tra loro, con intenzione perpetuano quel je ne sais quoi, che per te è tanto raggiungibile quanto un parcheggio libero di fronte alla spiaggia una domenica d’agosto in Liguria.
Evidentemente esiste in natura uno specifico genere di persona capace solo di sottrarre, e prima o poi la sottrazione diverrà insostenibile.
Certo ad essere saggi come Coelho vi direi che l’amore si moltiplica, ma ho capito di non essere Cinese e non essere Coelho, quindi devo arrangiarmi con quello che ho e avvisarti, cara tu che in questo momento mi stai cercando senza nemmeno immaginarlo, sallo da subito, viste le precedenti esperienze io NON voglio sentir parlare di ex almeno per i primi dieci anni!

Ma mentre leggo tripudiosa tra le pieghe nascoste della tua bocca che sorride storta cantandomi di luce e tiepidi mattini di primavera, a me che non ti conosco ma già so di amare quel tuo sonno nel mio sonno, quel respiro nel respiro… (questa volta me lo sento), non sarà un problema la spartizione del tuo cuore con la piccola miserabile ex, che proprio adesso su questo scoglio davanti all’infinito mi confessi essere parte fondamentale della tua esistenza passata presente e naturalmente futura! (Cazzoooooo*).

E quando tutto si metterà come previsto, questa volta potrei anche provare ad attendere lungo le rive dello Huang He. Magari il volo lo prenoto subito, con quello che costano fazzoletti e goccine, almeno riuscirò a risparmiare sul biglietto aereo!

*le parolacce in questo post sono dedicate a @ziacassie
il resto a chi ci si è riconosciuto

someone like you (qualcuno/a come te)


Prima canzone della categoria do re mi fa… piangere é il tormentone degli ultimi mesi: “Someone like you” di Adele.
Aaaaah quanto ci abbiamo pianto, anche senza capire le parole. Perché a volte bastano quei due tre accordi accennati al pianoforte per farti immaginare il peggio, e cosa più del peggio riesce a farci sentire protagonisti?
Vabbé, cominciamo con la disanima del testo.

“Ho sentito che tu hai trovato una ragazza e adesso sei sposato ho sentito che i tuoi sogni si sono avverati credo che lei ti abbia dato cose che io non ti ho dato”.
Allora, secondo me una che scrive queste parole ad un ex è solo una cosa: una stronza! Lasciatelo dire Adele, perché se anche tu fossi stata quella brava e lui quello merda (ma allora perché dedicargli questa canzone se lui fosse stato così merda?!?) in ogni caso non si lanciano lì questi frasi ad effetto una volta che lui si è finalmente sistemato. Inoltre, io sono certa che sto ragazzo si sia fatto un culo così durante la vostra relazione, e che a te non andasse mai bene niente, diciamocelo ce l’hai la faccia di una rompipalle, e adesso che lui finalmente si è rifatto una vita, tu che fai? Gli butti lì un credo che lei ti abbia dato le cose che io non ti ho dato, che potrebbe anche apparire un discorso gentile, ma non a noi (che siamo stati lasciati) che ben sappiamo che tu dici bianco ma intendi nero. Perché sei una di quelle persone che quando l’altro c’è ti piaciucchia un po’, ma quando finalmente non c’è più allora sì che lo ami veramente alla follia.
Andiamo avanti che mi sto innervosendo.

“Vecchio amico perchè sei così timido, non devi trattenerti o nasconderti dalla luce”.
Beh?! In che senso nasconderti? Perché non ti ha invitato al suo matrimonio?!?! E che doveva fare? Dire alla sua futura moglie: “Scusa, non ti dispiace se invitiamo Adele, sai quella che mi ha frantumato il cuore in 1001 modi diversi, quella che se ne è andata solo per tornare e riandarsene, quella che c’ho pianto su per un anno circa (ed era pure bisestile)?! Che ne diresti amore di averla in prima fila al nostro matrimonio?”

“Odio saltarmene fuori quando non sono invitata ma non potevo stare lontano non ho potuto farne a meno. Speravo che avresti visto la mia faccia e ti saresti ricordato che per me non è finita!”
Questo verso non lo commento, perché spero che la moglie del suo ex le abbia spiaccicato una grossa fetta di torta nuziale in faccia in segno di pace (beh che voleva quella, era solo panna, mica le ho sparato!)

“Non ti preoccupare troverò qualcuno come te.”
Eeeeeh no bella! Questo scordatelo! E’ la nostra unica forma di vendetta. Una persona come me non la incontrerai mai più nella vita dovessi campare centodiciottoanni!

“Ti auguro solo il meglio anche per te non ti scordar di me. Ti prego”.
Abbiamo già aperto una pagina facebook: “quelli che credono che Adele auguri il meglio al suo ex!”. In quanto al dimenticarti, non ti preoccupare! Solo valuta che ci sono almeno due generi di ricordi, quindi quando chiedi a qualcuno di non dimenticarti, augurati di finire in quelli belli.

“Ricordo che hai detto a volte l’amore dura, ma a volte, invece, fa male. A volte l’amore dura, ma a volte, invece, fa male”.
Ed eccolo lì: il gran finale. Il ricordo del ricordo delle parole che mi sussurravi nell’orecchio prima di addormentarci mano nella mano, braccio dentro al braccio, fiato, udito, occhi, i miei nei tuoi, indistinguibili e inseparabili.
Adele: NON SI FA. E mi dispiace che questa canzone l’abbia scritta una donna, avrei preferito commentare un uomo (Tiziano aspettami che ce ne stanno di belle anche per te), ma una donna no, porca zozza. Lascialo andare questo tuo ex, comportati da persona per bene almeno una volta.
Perché cari ex non riuscite a capire che noi ci ricordiamo di voi anche se ci avete trattati di merda. Siete e sarete sempre nell’allocazione di memoria destinata alle cose belle, forse solo perché la memoria è capace di elaborare e digerire le cose tristi, ma intanto è così. Però non tirate troppo la corda, non rinfacciateci quello che siete voi per primi a non aver voluto. Non rivangate ciò che non è stato. Non rimestate nei fallimenti.
In poche parole, ve ne siete andati? Perfetto, ma ora per piacere restateci!

A volte amore, l’unica cosa da fare per lasciarsi ricordare, è riuscire a dimenticare…

le coppie felici, ovvero speriamo che esistano gli extraterrestri

Dopo anni di attenta osservazione, ho iniziato a pormi la seguente domanda: ma le coppie felici esistono?
Io non ho amici che si trovino in quella beata condizione, non ho amici che abbiano amici che si trovino in quella beata condizione, e se nemmeno gli amici degli amici dei miei amici avessero amici in quella beata condizione!? Beh perché in questo caso, visto che la matematica non è un’opinione, in pochi passaggi supereremmo il mondo per come lo conosciamo arrivando tranquillamente nello spazio siderale senza essere riusciti a trovare uno straccio di coppia felice e contenta. (A parte voi due, ovvio!!! Bravi, complimenti, volete un premio?!?!)
Io ho quarant’anni… circa (il circa è perché ne ho di più, non di meno, altrimenti avrei detto trentacinque… circa), ed escludendo i casi cronici di gente che si prende e si lascia con la velocità con cui io faccio fuori un barattolo di nutella, o di quelli che stanno insieme perché evidentemente per loro è più facile farsi gli affari propri in due anziché da soli (lo so sembra strano, ma è così), tutti gli altri hanno vissuto almeno tre relazioni definitive, che non si sono tristemente concluse con la morte di uno dei due, bensì con il più classico finali: il tradimento svelato!
E sì, perché è opinione comune (da cui io mi dissocio) che se ben gestito, il tradimento possa essere superato, mentre diventa difficile (impossibile) perdonare il compagno/gna beccato in flagranza di reato (l’uso della vocale è volutamente a caso, poiché nelle intenzioni dell’autore le generalità sono a discrezione di chi legge). Ché dal partner offeso, la folla osservante si aspetta niente di meno che una Crudele Vendetta, così, anche volendo, non potrai più provare a “passarci sopra” (a meno che per passarci sopra non si intenda schiacciare l’amato (futuro ex) con un rullo compressore).
E pensare che non è nemmeno il tradimento il dolore più grande, la cosa peggiore è il motivo per cui si arriva a tradire, noia, frustrazione, delusione, mancanza di rispetto… ognuno di noi ha un foglietto di motivazioni scolpito sul cuore in arial black.

Ma, come dice Carly Simon, “I believe in love”, e così credo, anzi sono certa, che esistano coppie felici. Come quelle che ogni tanto guardo, non vista, dalla finestra di casa mia. E le riconosco già in lontananza da come camminano, fianco a fianco, con le mani che si sfiorano senza quasi toccarsi, ben sapendo di esserci, l’uno per l’altra, fino alla fine del mondo amore mio…

Ultimamente mi sono chiesta: e se fossero extraterrestri?!

ricordare di dimenticarsi per dimenticare di ricordarsi, ovvero la strategia del pensiero nel cassetto

dimenticarsi charlie brownDiciamo che siete stati lasciati [non capiterà solo a me], e che non siete felici [non capiterà solo a me].  Diciamo che dopo la prima settimana di inspiegabile euforia [dovuta in gran parte alle goccine], ora siete precipitati nella orrenda fase b) altrimenti detta “deldoloreeterno”.
Questa fase [come si può facilmente intuire dal nome] è decisamente luuungaaaaaaaa, sia per voi, che per i vostri amici, i quali, dopo qualche giorno di ripetitive, inutili, pleonastiche lagne, staranno già iniziando a pensare che forse chi vi ha lasciato non avesse poi tutti i torti.
Quindi, per non perdere anche le persone più care, quelle che vi elargiranno in egual misura consigli e goccine di lexotan, condividerò con voi un piccolo consiglio: ricordatevi di dimenticare.

Io lo so che state male e che l’unico contatto con l’amato bene [ora ex] è rimasto il ricordo improvvisamente luminosissimo di lei/lui all’epoca del vostro sfavillante amore.
Però tornare in continuazione nel giardino della memoria per disotterrare con un escavatore professionale le immagini di quando eravate felici ed innamorati, non è proprio una delle sette migliori idee del mondo.
Intanto sono aaaaaanni che gli scienziati di Houston hanno portato alla luce la vera verità sui ricordi, ovvero la tendenza generalizzata dell’essere umano ad ingentilire quanto di brutto sia stato vissuto, sostituendo le giornate piovigginose e fredde con gigantografie di cieli azzurri estivi a centomila colori sapientemente elaborati in photoshop.  Inoltre, anche se la vostra vita fino al giorno prima di essere stati lasciati fosse stata un arcobaleno senza temporale, un 45 giri senza il lato b, una ciambella rigorosamente con il buco, beh, fatevene una ragione, adesso non è più così, quindi è inutile accanirsi.

Certo lo so, è più facile a dirsi che a farsi, tanto è vero che io non ci riesco mai. Ma chi ha detto che dovete imitare me?
Così, ogni volta che il ricordo andrà a battere dove il cuore duole [1440 secondi al giorno circa], voi prendete quel bastardo e gettatelo nel terzo cassetto partendo dall’alto, dell’armadio della nonna bis che sta in cantina.
Ripetete il gesto quando necessario, ma soprattutto in due occasioni: la sera, prima di addormentarvi, mentre l’ultimo pensiero del giorno cercherà di introdursi nel vostra anima, spacciandosi per premuroso canto d’amore, al solo scopo di ridurre il meritato sonno, ad un conteggio abbastanza preciso di tutte le pecore ad oggi viventi in nuova zelanda e paesi limitrofi.
E la mattina, appena svegli, quando il ricordo si fa complice del dormiveglia, riuscendo subdolamente ad insinuarsi tra il piumone nuovo dell’Ikea e il vostro cuore frantumato, fingendosi, per un mai finito attimo, meravigliosa sfavillante realtà, prima di tornare un’altra volta ad essere ciò che realmente è, dolorosa memoria di un passato che non esiste più.

Ma se sarete bravi, il “ricordarsi di dimenticare” lentamente si trasformerà in un “dimenticare di ricordarsi”, che in pratica decreterà la reale fine del vostro rapporto. E magari, perché no? L’inizio di uno nuovo, migliore, più forte e più veloce [citazione dall’uomo da sei milioni di dollari, perché lo sapete chi è  Steve Austin, vero?!?].

Se, invece, malauguratamente, doveste essere come me, allora fanculo il terzo cassetto dell’armadio della nonna bis che sta in cantina, di certo non lascerete andare via tanto facilmente la memoria di quelle splendide giornate estive.
Anzi, come il più scrupoloso dei giardinieri, coltiverete con infinita pazienza il ricordo degli arcobaleni senza temporale [anche se persino la pioggia con te era bella], delle ciambelle rigorosamente con il buco, dei cieli azzurri e delle tue mani e dei tuoi piedi e dei tuoi occhi, che infinitamente amo, perché si adattano così perfettamente ai miei, e ti giuro, amore, maaaai mi era capitato prima.

mi piaci esattamente come sei, ovvero la strategia del cambiamento possibile


Incontri una persona e pensi di aver compreso. L’enigma, più volte risolto in sogno, è finalmente svelato. L’infinito con lei ti apparirà come il minore degli obiettivi, e senza troppe domande ti ritroverai a costruire la vostra storia.  Aprirai un nuovo piano tariffario you and me, deciderai per un unico abbonamento sky e non sai nemmeno come, ma prestissimo ti troverai a sussurrare di convivenza e adozione di un cane taglia media pelo raso.
La costruzione di un amore spezza le vene delle mani mescola il sangue col sudore se te ne rimane, scrive Fossati, e sì, la costruzione di un amore è un lavoro arduo, impegnativo, soprattutto se uno degli obiettivi primari è quello di far cambiare il partner.
Perché se è vero (com’è vero) che ci piacciono sempre le persone sbagliate, è altrettanto vero che dal primo istante in cui individuiamo la nostra metà (sbagliata), iniziamo immediatamente un’opera sottotraccia per cercare di modificarla. E nota bene, dedicheremo a questa impresa ore e ore di lavoro al solo scopo di trasformare l’ignaro partner in quell’entità perfetta, solo vagamente immaginata,  con cui mai avremmo iniziato una storia (ci piacciono le persone sbagliaaateee).
Però ormai abbiamo riempito lo zaino, che il viaggio abbia inizio, niente ci fermerà. E pur di cambiare l’altro siamo disposti a tutto, persino a cambiare noi stessi, assecondandolo in qualsiasi delirante iniziativa, sperando che prima o poi capisca. Capisca cosa? Questo non si sa. L’unica certezza è che nemmeno noi cambieremo più l’intento.
Ma il nostro meglio a volte non basta, e se le cose non funzionano è difficile aggiustarle, la forza, il coraggio, sarebbe meglio investirli in titoli di stato di un paese in via di sviluppo, invece che accanirci sul cadavere del nostro amore.

Come dice la Mannoia, per non morire alla fine si cambia, quindi giusto un attimo prima di morire, forse cambieremo. E salutando educatamente il nostro amato, lo guarderemo dritto negli occhi, per cercare un’ultima volta l’ombra di quella persona meravigliosa che siamo sicure esista e al cui altare abbiamo sacrificato ogni nostra convinzione, quindi ce ne andremo, pensando e ripensando, almeno un milione di volte ancora, a che storia fantastica sarebbe potuta essere, se solo quell’ombra fosse divenuta realtà…
Non cambieremo mai!


l’importanza delle coincidenze, ovvero la teoria di milan kundera

Se l’amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenze, come uccelli sulle spalle di Francesco d’Assisi [l’insostenibile leggerezza dell’essere] (Milan Kundera)

Credo che questa strategia, che definirei delle fatalità, possa seriamente aiutarvi a costruire una storia d’amore.
Perché è bello guardarsi negli occhi scoprendo all’improvviso di non poter vivere un giorno di più senza quegli occhi, e se poi “Anche tu eri in Liguria nell’estate del nel millenovecentottantadue? Tua mamma si chiama Mariiiaaaa?!? Succhi la cioccolata del biscotto Togo (al latte) prima di masticarlo e sei, sei, sei un amante dello sport… nooooooooo!”, allora è ancora più bello.

E’ però importante che vi ricordiate che, innamorarsi sulla base delle coincidenze, farà del vostro un amore assolutamente indimenticabile, anche se poi, nel concreto della vita in comune, non vi serviranno ad un granché.
Certo, potrete sempre insultare la madre dell’altro fingendo di insultare la vostra e succhiare i biscotti insieme sul divano davanti alla tv, quella stessa tv che, come avrete modo di scoprire presto, trasmette migliaia di ore di calcio, tennis, sci e snooker, (e sì, amante dello sport non sempre significa sportivo).

Comunque è rassicurante osservare le combinazioni accumularsi, donano un senso di piacevole continuità, soprattutto quando il cuore è ancora scosso dal dolore del precedente amore, e si cerca in ogni sasso, in ogni nuvola, in ogni parola catturata per caso lungo una spiaggia ligure affollata di turisti piemontesi, una stupida banale risposta all’eterna domanda: perché è finito tutto?
Così l’incontro con l’altro che ha un sorriso stupendo e sembra parli con le vostre parole, magari solo perché come voi ha adorato “Harry ti presento Sally”, beh, non è una risposta vera e propria, ma un segnale che le cose possono cambiare in qualsiasi momento.

E con te, amore, ogni istante sarà perfetto, me lo sento, lo so, mi hai telefonato nell’attimo esatto in cui avevo iniziato a pensarti e questo non può essere un caso, poco importa se ci pensi sempre azzerando le possibilità contrarie, ciò che veramente conta è aver ritrovato le ragioni per cui questa sarà la Volta Giusta.
Perché in amore è bello solo se riusciamo a credere che sia per sempre, e cavoli, che coincidenza, anche tu la pensi come me?

Vignetta di Pietro Vanessi (PV)

l’immagine riflessa, ovvero la teoria di jurassic park (parte seconda)


(sarebbe facoltativo dare una letta alla parte prima)

In pratica, incontri una persona, ti piace, ci parli un po’, la frequenti, e dopo pochissimo ti sembra di conoscerla da sempre. Ovviamente non è possibile, è solo un’impressione dettata dal desiderio che possa essere veramente così. In pratica il trucco sta nell’infilare nei buchi di quello che ancora non sai del suo dna, filamenti di quello che ti piacerebbe, tanto per migliorare quei dieci, quindici lati del suo carattere che la rendono unica, ma che potrebbero non soddisfarti completamente. In pratica la trasformi in un essere perfetto (per te). Certo, fino a quando il rospo non interviene in tutta la sua natura azionando il caos, e il progetto sfugge dalle mani del suo creatore, che si ritrova con una sconosciuta che non somiglia per niente all’entità superiore che fino al giorno prima gli dormiva accanto. Aaaaah, ma non finisce lì. E no, anzi. A quel punto inizia il lento processo di disgregazione.

Tu, amata, non sei quello che io ti avevo permesso di essere, nei miei occhi non leggi più il riflesso di perfezione, ora vedi solo te stessa come sei, magari bella, ma non per me, che desideravo l’altra, quella con i miei filamenti. E proverò a giurarti il falso, che sei esattamente come prima, ma solo perché ormai non posso più fare a meno di te. Mi capisci amore?
Ma tu naturalmente non capirai, andrai via, lontanissimaaaaa…
noooooooooooooo…
per poi tornare,
noooooooooooooooo….
perché è difficile resistere al fascino di chi ha visto in te qualcosa che nemmeno in una giornata perfetta, figlia di un meraviglioso mese, in un anno indimenticabile, potrai mai sperare di riconoscere allo specchio.

La faccio breve? Uno strazio. E tutto questo per l’orribile vizio di colmare i suoi vuoti con i tuoi pieni. Maledetto rospo.

odio l’amore, ovvero la strategia del masochista

L’amore è uno strano sentimento, la letteratura romantica ce lo disegna come un motore ecologico capace di renderci felici e spronarci ad essere migliori come niente altro al mondo (a parte alcune droghe) riuscirebbe a fare.
Ma quando il motore si ingolfa e ci abbandona, magari di domenica, sopra un marciapiede disconnesso, sotto litri di pioggia battente, in balia di un vento pesante e muniti solo di scarpe leggere, beh, a questo punto, lo stesso amore che ci aveva trasformati in sorridenti smiley ambulanti ci autorizza a farci le peggiori cose.

Ti rigo la macchina, insulto tutta la tua famiglia fino alla quarta generazione, ti telefono all’una di notte minacciando la mia morte e poi ti messaggio immediatamente dopo per rettificare e minacciare la tua di morte. Insomma, non c’è fine al peggio, e tutto nel nome dell’amore.
Strano sentimento quindi, che può cambiare il mondo, ma in entrambi i sensi di marcia, perché essere lasciati non piace mai a nessuno, soprattutto se non era nell’elenco della spesa di quella settimana.

Mentre io me ne starei secoli seduta su una sedia di paglia di vienna con lo schienale rotto, ad ascoltare i timidi segnali di risveglio del tuo cuore, tu, lo stesso tu per cui io ho inventato parole d’amore che non sapevo di avere, tu, decidi di andartene, perché come dice montale […codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo], e tutto ciò che sicuramente non vuoi, partner tanto amato, sono proprio io.

Ma dopo un po’ di esperienze diversamente positive, ho iniziato a domandarmi, tutto questo male, è frutto della famosa sfiga che ci vede benissimo, o è invece il prodotto di un’accurata ricerca di mercato?
Forse il masochismo non è da relegare alle tutine in lattex e al gatto a nove code.
Forse il vero masochista è colui che sfrutta il sadico partner al solo scopo di inscenare l’eterno rifiuto.

PS cont…

la morte ti fa bella, ovvero la strategia definitiva

Vorrei farvi notare come in tutte le storie d’amore che contino veramente, quelle che ci hanno tramandato nei secoli dei secoli,  lui e lei non vissero mai insieme. E ci sarà un perché!
Romeo e Giulietta, per esempio, un grande amore durato una settimana. Non fossero morti pensate forse che sarebbe continuata? Noooo. Perché lei avrebbe sicuramente cercato nuove emozioni, magari in qualche isola greca [puttana], e lui avrebbe sicuramente trovato nuove emozioni, magari con la fidanzata di Mercuzio [il più classico dei classici]. Antonio e Cleopatra? Lei si ammazza. Tristano e Isotta? Lui si lascia morire. Il dottor Zivago, naaaa, non vivranno mai assieme. Via col vento, non si sa con certezza, ma nessuno punterebbe mai un cent su Rhett e Scarlett coppia fissa. Titanic? Ci resta lui, mentre in Love story ci resta lei.
Quindi, a parte qualche separazione consensuale operata sempre e solo per il bene dell’altro [ovvio], la più gettonata delle uscite di scena resta la morte, meglio ancora se per salvare lei o lui.
Perché probabilmente nemmeno il più coraggioso dei romanzieri avrebbe avuto l’ardire di immaginare i nostri nel quotidiano vivere. Perché sicuramente nemmeno il più distratto tra i lettori, dopo le mille peripezie amorose dei protagonisti, riuscirebbe a figurarseli in casa, la sera, davanti ad un piatto di minestrone caldo, intenti a discutere su chi domani porterà la bambina dal dentista, situazione ad altissima probabilità di realizzazione, quando magari un po’ di parenti erano, tipo, morti fra la pagina centosettanta e la duecentonovantarè, come vuole la più classica delle trame di un romanzo d’amore.
E allora siccome da sempre la morte ti fa bella [o bello], direi che questa ancora oggi resta la migliore delle strategie per trascinare il Vostro amore oltre le soglie dell’infinito.
Per un potenziale suicida però, da scartare per tutti gli altri che un futuro su questa terra, per quanto povera di valori e cultura e leader di lingua italiana in cui riconoscersi, riescono ancora a desiderarlo.

[cont.]