bla bla bla bla cha cha cha

– Amore, ma tu, mi ami?
– Che cccazzo dici?
– mmmmmm… 
– no amore, dai non piangere, ti prego
– non mi a a a miiiiiiiiii
-ma no, figurati, come ti viene in mente?!
-ha ha hai detto caaa zz oooooo!
-mi hai colto di sorpresa, amore, stavo guardando la tele, stavo mangiando questa pasta, che tra parentesi è buonissima
-mmmmm… davvero?
-sì amore
-meglio di quella di tua mamma?
-beh, amore…
-mmmmmmmm
-meglio, meglio amore, meglio di quella
-però non mi hai ancora risposto
-certo che ti amo amore, ti amo da morire
-allora domenica andiamo al mare?
-domenica ho la partita di calcetto, lo sai
-vabbene, allora sabato andiamo in centro
-amore mio, sabato ho il torneo di play station… stiamo vincendo e io sono il capitano…
-vabbene, allora venerdì sera mi porti a mangiare la pizza
-venerdì sera gioca la juve
-ma tu non tieni la juve
-no, ma amore, come faccio a perdermela, è fondamentale per il campionato
-vabbene, però mi ami?
-certo che ti amo, da morire
-perché ho fatto una cosa, te la devo dire
-dimmi amore mio, a me puoi dire tutto, che hai fatto?
-indovina?
-ti sei dimenticata di buttare la spazzatura? Non hai chiamato mia mamma per sapere se sta bene? Dimmi amore, non hai pagato la bolletta del gas?
-no no, amore, non hai indovinato…
-dai, dimmi, lo sai che a me puoi raccontare tutto, amore
-ma tu poi ti arrabbi
-no che non mi arrabbio
-e se invece sì 
-no amore, dimmi, ti prego
-… tihotraditocontuocucinoGigi
-TU COSA?!
-mmmmm… lo sapevo che ti arrabbiavi
-mi hai tradito con mio cugino Gigi
-sì amore, ma non è significato niente per me
-mio cugino
-solo una volta, due… forse tre, ma non quattro amore
-dove?
-come dove?
-dove l’avete fatto?
-un po’ ovunque amore, ma che importa?
-mi hai tradito un po’ ovunque con mio cugino Gigi
-sì amore, ma lui non era te, questo ho capito, lui non era te, lui non mi piace come mi piaci tu
-non me ne frega un cazzo di quanto ti piace lui
-mmmmmm… hai detto un’altra volta cazzo, non mi ami più
-mi hai tradito con mio cugino, certo che non ti amo più, cazzo
-mmmmm… ma aaa aaaam aaaaamore, che c’entra questo?
-come che c’entra
-ti ho spiegato che io amo te
-beh, sai una cosa? Non me ne fotte un cazzo se ami me
-ma ammmore, tu non ti sei accorto di nulla, la nostra vita non è cambiata, tutti i venerdì ti preparavo la pizza così la mangiavi guardando la partita, sabato andavo a fare la spesa con tua mamma mentre tu eri al torneo e domenica ce ne stavamo tranquilli in casa oppure venivo a vederti giocare al campetto, amore, non è cambiato niente, e io ti amo così tanto
-…
-amore?
-lasciami pensare
-ti ho comprato il gran soleil al caffé e la birra che ti piace amore
-…
-amore
-sì
-amore io ti amo da morire
-anch’io ti amo, ma mio cugino
-amore, tu sei molto meglio
-davvero?
-sì amore
-che birra mi hai comprato?
-quella tedesca, con le patatine alla paprika
-davvero amore?
-certo
-amore?
-sì amore?
-non voglio perderti, ti amo da morire
-anch’io amore, da morire

ti lascio una canzone

Ogni volta che mi innamoro entro nel mondo di quella persona, soprattutto entro nella sua musica e cerco di farla mia.
Oggi posso affermare con assoluta certezza che tutta la mia vita sentimentale si trova raggomitolata nel mio ipod, e la cosa mi piace.

La mia prima lettera importante fu la L., mi trattò di merda, ma mi fece conoscere Baglioni, che fu meraviglioso quando mi lasciò, non so proprio come avrei fatto a piangere senza mangia un po’ di piu’ che sei tutt’ossa e sul tavolo fra il té e lo scontrino ingoiavo pure questo addio…

Dopo anni di Baglioni, e sofferenza, finalmente incontrai M. con Carol King, con i Beatles, e Diane Schuur che cantava “Cry me a River”, canzone che dedicai immediatamente a L., assieme ad un implicito: vaffanculo!
M. fu un numero illimitato di musica di ogni genere, e mi piaceva tutta!
Nel cuore mi restano per due pezzi in particolare: “I can’t make you love me” di Bonnie Raitt e “Cara” di Lucio Dalla,  che benché all’epoca fosse per me a tratti incomprensibile, non so come spiegarlo, beh, io mi ci vedevo, forse perché ho tanti capelli, oppure perché un giorno, molto, ma molto tempo dopo, anch’io mi sarei alzata per scappare.

E certo, c’era L. (un’altra) all’orizzonte, con tanta musica troppo alternativa, almeno per me che amavo tutto un altro genere. Mmmmh, ero indecisa, fino a quando un giorno mi disse:
“Ieri non riuscivo a smettere di ascoltare “It’s too late”, di Carol King, la conosci?”
“Hai voglia!”
E così mi innamorai.
Non c’era molto feeling in campo musicale, a dire la verità non c’era molto feeling e basta, diciamo che litigavamo praticamente per tutto, e toglierei il praticamente.
Un giorno, tornando a casa, nella nostra casa, accesi lo stereo, c’era un cd nuovo, era di L.. Iniziai ad ascoltare, un po’ di jazz, i Gotan Project (per inciso, era proprio necessario rovinare Santa Maria con la pubblicità del Finish? chiudo la parentesi), il valzerone di “In the mood for love” che mi piaceva molto e poi “E’ un altro addio”, con Toquinho e la Vanoni che duettavano sul dolore dell’amore e del non stare più assieme. Ricordo che mi sdraiai sul mio tappeto verde e piansi fino a non avere più lacrime.
Ci lasciammo il giorno dopo.

Conobbi M. (un’altra M.),  qualche mese dopo la Vanoni con Toquinho, mi consigliò di ascoltare “Besame Mucho” di Cesaria Evora.
“Sai che in questa versione non l’ho mai sentita”
“E’ bella vero?”
Bellissima, quasi come te. Anzi, siccome credo proprio di amarti, potresti decidere di stare tutta la vita qui, molto vicino a me. Sento che la possibilità di perderti di vista per, tipo, due secondi di seguito, potrebbe essere fatale alla mia persona.
Ma finì la canzone ed io non aprii bocca. Non potevo perché nel frattempo si era fatto tardi, e la cosa sarebbe apparsa un po’ sconsona.
Però l’amavo già tantissimo.
“Allora Battisti ti piace?”
(Io odio battisti) “Certo, che domande…”
E così via, fosse durata un po’ di più credo che avrei iniziato a canticchiare Guccini sotto la doccia. Certamente mi innamorai un’altra volta di Bach, soprattutto se suonato da Glenn Gould.

Arrivò rapidamente ed andò via alla stessa velocità un’altra M., musica a palla, pezzi decisamente folli, soprattutto nelle nostre personalissime interpretazioni. Uno per tutti “Que te den” degli Amparanoia, la colonna sonora di quei giorni vissuti al triplo della mia velocità media.

Poi, senza preavviso, inciampai nella lettera B., una lettera nuova per me, ascoltava la mia musica, che pareva piacerle. Un giorno domandai dei suoi gusti.
“Renato Zero”
“Cosa?!?!?? Non ci credo”
Cacchio, era vero. Ricordo un viaggio in macchina urlando a squarciagola “Il triangolo”, canzone che per noi aveva dei significati, visto che la nostra  fu una relazione a tre, e purtroppo non a causa mia.
La B. si rivelò una lettera piuttosto ostica, “Cercami”, che preferisco immaginare nella versione della Mannoia, divenne la sua missione con me, nel senso che prima mi lasciava, ma giusto per il tempo per tornare a cercarmi, solo che quando mi trovava, non si ricordava più perché mi aveva cercata. Fu così che mettemmo in piedi, per la gioia del pubblico pagante, un delirante loop che pareva non avere fine.
Ma non è di Zero il suo pezzo più rappresentativo, bensì “Cinquantamila lacrime” di Nilla Pizzi (cit.). Era così importante per B. questa canzone (e la sua cantante), che pur di assistere allo spettacolo, preferì lasciarmi, mentre io, piangente al telefono, cercavo di spiegare che trattasi di Nina Zilli e non Nilla Pizzi. Ciò nonostante adesso abbiamo un ottimo rapporto!

Incontrai S., la mia anima divisa in due, in un pomeriggio di fine marzo.
Non ho ben capito cosa piacesse ad S., so per certo che l’importante era che le due cose fossero diametralmente opposte.
Una volta postò un pezzo dei B-52’s  “Planet Claire”, io non li avevo mai sentiti nominare, ad oggi quella canzone resta per me un tentativo degli alieni di invadere la terra, rincoglienendoci prima tramite la loro musica.
Per contro mi preparava torte di carciofi ascoltando Bach suonato da Glenn Gould.
“Lo conosci Glenn Gould”
“Hai voglia”
E così mi innamorai.
Qualche mese dopo mi confessò che la torta l’aveva cucinata una zia. Però giurò che aveva veramente pulito i carciofi ascoltando Bach.
“Ma allora tu menti?”
“Solo per sopravvivenza”
“Cazzo, tutta la vita è sopravvivenza!”
Jamiroquai, Annie Lennox, aveva una macchina perfetta e dei cassetti disordinatissimi, l’amavo soprattutto per i cassetti, avrei voluto nascondermici dentro, non mi avrebbe trovato mai e forse oggi staremmo ancora insieme.
La canzone che più di tutte mi ricorda S. è riuscita rapidissimamente a scalare tanti posti nella mia personalissima classifica, si intitola “Amore” ed è di Ryuichi Sakamoto. Non sta a me dirlo, ma continuo a trovarla fantastica.

E adesso?!  E adesso l’ipod è pieno, quindi single  a vita. Ma se proprio dovessi ricredermi, comprerei una vocale, così, tanto per cambiare, una bella A. magari, o una E., perché no.
Anche se… ma dai, non ci credo! Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?!

Liberamente ispirato alla classifica di “Quattro matrimoni e un funerale”

la prossima volta, l’ultima volta…

Non sai mai quando vedrai per l’ultima volta una persona.
E’ un po’ come con le maniche corte, non è che una mattina ti svegli e pensi “cacchio, oggi mi sento che per quest’anno non le indosserò più”, semplicemente arriverà quella perturbazione e puff , fine delle tshirt, benvenuto maglioncino.
A me capita così con le persone, non con tutte per fortuna, solo con quelle favolose con cui mi fidanzo. Beh, fidanzo è una parola grossa, diciamo quelle con cui intraprendo un rapporto sentimentale votato all’infinito (per me), solo stagionale (per loro).
Non è proprio che un’ora prima fossero tutte rose e fiori e un’ora dopo puff, alcuni piccoli segnali dell’arrivo di una perturbazione ammetto di averli avuti: “devo dirti una cosa” “dimmi” “non sono più sicura di amarti…”, ma da lì a sparire per sempre e non a causa di un incidente mortale, cavoli, ce ne sta, dico io!
Comunque a me ultimamente accade di veder partire l’amato bene sulla sua macchina super pulita, salutarlo con la manina e poi puff, fine di tutto. Giusto la telefonata del “sono a casa”, che a saperlo avrei risposto “fanculo”, ma ignorandolo è sempre un gentilissimo “bene amore, ci vediamo domani…”.
Da questo ho tratto una conclusione che definirei definitiva: l’importante non è che tra noi sia per sempre, ma che tra i due la prima a stancarsi possa essere io!
Cazzo sì, per una volta voglio essere quella che sale in macchina e se ne va per non tornare mai più, ciaooooooo….
Anche perché di norma le relazioni le rompe uno, ma le palle ce le si rompeva già da tempo in due.
Quindi, citando una cara amica di Torino, la frase: “Tu starai male a non vedermi, ma sto peggio io a vedere te, quindi siccome io per me sono più importante… addio!”, datemi della sentimentale, ma al prossimo giro ho bisogno di credere che la userò io!!!

“Per sempre?!”

Chi ha stabilito che l’amore doveva essere “per sempre”? Chiiiiiiiiiii?!?!? Qualche filosofo greco annoiato, il solito intellettuale di sinistra, una corrente politica alternativa? Chiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
Sono certa che nessuno in sala avrà il coraggio di alzare la mano, veeeeeroooo?!?!?!?
Eggià, nemmeno il più spavaldo dei mangiatori di fuoco sarebbe capace di attribuirsi questa paternità, perché a conti fatti, si tratta della più grande idiozia che la storia dell’umanità ricordi! (E ho scritto idiozia, ma ho fortemente pensato minchiata).
Ci incontriamo, frequentiamo, piacciamo, innamoriamo e all’improvviso il nostro futuro assieme mi appare come il panorama dalla cima della montagna più alta del mondo nel giorno dopo un temporale: senza fine!
Niente ha più senso se tu non ci sei, perché si è verificato il miracolo della moltiplicazione, l’io si è trasformato in noi, e a me piace da morire, quindi? Beh, quindi dovrà essere “per sempre”!
Come dire, buooooona questa pasta con i frutti di mare, non è che ce la possiamo mangiare fino alla fine dei nostri giorni? Ma quaaaaaanto sono fighe queste scarpe da ginnastica rosse con la para bianca, quasi quasi me ne compro subito quarantasei paia. Oppure, continuo a guardare Lady Oscar e ogni volta piango quando muore Andrè… beh, in effetti l’ultima cosa ogni tanto la faccio, ma questo non va ad inficiare il mio discorso, Lady Oscar è Lady Oscar!
Insomma, si cresce, si cambia, e gli orizzonti a volte si modificano.
Così può capitare che durante una vacanza sulla vetta della montagna più alta del mondo, si ammirino insieme, mano nella mano, panorami limpidi e bellissimi, ma… “Amore, quanto è bello il mare in lontananza?” “Mare?! dove lo vedi tu il mare?”….
Argh, vedute differenti non significano per forza l’inizio della fine, questo è ovvio, ma intanto il noi, ritenuto inscindibile “per sempre”, sta tornando io autonomo, e senza una preparazione adeguata, il concetto potrebbe risultare particolarmente difficile da superare.
Mi espongo, sono della categoria dei deficienti che prova a fingere di vedere quel mare che vedi tu, amore. Altri invece scelgono la via della fuga, incapaci di sostenere la vicinanza di questa strana distanza che si va allargando come una macchia di sugo sulla camicia bianca, prova tangibile di qualche oscuro orribile peccato. “Amore, non riesco più a pulirla, e adesso?!”
E adesso si parte con il gran delirio, e solo perché durante la stesura del Regolamento Condominiale della palazzina “Esseri Umani”, il costruttore folle ha barrato la casella “per sempre” vicino alla parola Amore. Ma non era già abbastanza in salute e in malattia? In ricchezza e in povertà?!?Avesse almeno allegato un manuale di istruzioni per l’uso. Anche piccolo, anche in Sanscrito, io l’avrei tradotto, e ora sarei qui a svelarvi i segreti dell’infinito insieme. E invece ci ritroviamo nella nostra imperfezione (infinita quella sì), a dover gestire la conclusione di un amore, che ci avevano venduto “per sempre” e che invece spesso si sgretola per i motivi più banali “Il dentifricio si spreme dal bassoooooooooooooooooo…”. Che dire se non un bel: ma vaffanculo?!?
Anche se io continuo a crederci, nonostante tutto, e tesoro lo confesso, so per certo che i nostri orizzonti non coincidono, forse non hanno coinciso mai, però non m’importa troppo, perché tutto quel che ha sempre contato per me, era poter vedere te.

l’ex-o-tan, ovvero la teoria della sottrazione

(i pronomi ognuno li legga come desidera: lui con lui, lei con lei, lei con lui ecc..)

Non solo a me sarà capitato di vivere relazioni a tre (e non sto parlando di sesso), mi riferisco a quelle relazioni dove siete tu lei/lui e l’altro/a. Dove l’altro/a di solito è l’ex fidanzato/a, anche se in casi estremi potrebbe anche trattarsi del ricordo di qualcuno/a che non c’è più (questo perché in amore più si è morti più si resta vivi).
Premesso che non tutti gli ex rompono (io per esempio santa sono), è comunque vero che alcuni da soli riescono a sviluppare il lavoro di quattro. Anche se poi, siamo sinceri, sto ex, o è persona spregevole (e allora giustamente si odia) o è persona meravigliosa (e allora giustamente si odia).
Ciò detto, io sono per le famiglie allargate, motivo per cui non nutro a priori sentimenti di astio/livore/inimicizia/avversione/ecc.., ma aaaaaanni di esperienza mi hanno insegnato che a volte è meglio mettere dei paletti (meraviglioso sarebbe poterli piantare so io dove), onde evitare che la coppia si trasformi in trio, dove tu (per una serie di circostanze prevedibilissime per tutti meno che per te) nel tempo di sfogliare una margherita, diventerai la parte debole e quindi sacrificabile.

Stai insieme a Effe da due meravigliosissime settimane quando all’improvviso scopri che la sua ex è un po’ troppo presente. All’inizio ubriaca/o d’estasi sei moooolto comprensiva/o: “Amore, capisco benissimo”. Quindi diventi appena comprensivo/a “Ma sì certo, figuuuuuurati se non capisco…”. Infine (e di solito coincide con post sbronza dell’estasi di cui sopra) inizi seriamente a scocciarti, tanto che alla terza volta in cui stai per scolare la pasta e arriva la sua telefonata per informarsi di qualche stupido argomento del genere come stanno ilgatto/suocera/amicofritz/vicinodicasa/mobilecheabbiamocompratoassieme… inizia una fase di stallo altrimenti detta del “minchia* e adesso che faccio?!”.
Così dopo dubbi perplessità crisi esistenziali e ore di discussione con gli amici osservanti, ti convincerai che l’unica via percorribile sia farti una dose di goccine e confessare all’amato bene i tuoi tormenti.
Ma tanta intrinseca sofferenza in prima istanza saprà solo regalarti (non richiesto) l’ascolto dell’intramontabile pezzo: si-sente-sola-e-abbandonata-e-in-questo-periodo-della-sua-triste-vita-resto-solo-io.
Poi (forse a causa della tua faccia decisamente incazzata*e/o affranta) l’attimo di smarrimento verrà colmato da uno tzumani di amorevoli intenti del tipo: non vivo che per te, respirando nel tuo respiro per addormentarmi nel tuo sonno e sentire il tuo sentire anche nel buio della notte…
“Allora benissimooooooooooooooooooo, perché se senti il mio sentire, soprattutto di notte, non ho nemmeno bisogno di spiegarti il motivo per cui vorrei vedere morta quella merda* della tua ex!”
Perché i cinesi sono molto zen? Perché vivono in Cina dove andrà benissimo essere così. Non so come la pensiate voi, ma io il nemico, più che aspettare di vederlo passare morto nel fiume, preferirei renderlo cadavere, e se poi qualcuno avrà voglia di andare in Cina per attenderlo lungo le rive dello Huang He, ancora meglio.
Eppure è vero che ora hai tutto, ma proprio tutto (vite intere a te dedicate come canzoni nelle radio degli anni ottanta, infiniti bei pensieri e il suo russo nel tuo sonno), ma loro, tra loro, con intenzione perpetuano quel je ne sais quoi, che per te è tanto raggiungibile quanto un parcheggio libero di fronte alla spiaggia una domenica d’agosto in Liguria.
Evidentemente esiste in natura uno specifico genere di persona capace solo di sottrarre, e prima o poi la sottrazione diverrà insostenibile.
Certo ad essere saggi come Coelho vi direi che l’amore si moltiplica, ma ho capito di non essere Cinese e non essere Coelho, quindi devo arrangiarmi con quello che ho e avvisarti, cara tu che in questo momento mi stai cercando senza nemmeno immaginarlo, sallo da subito, viste le precedenti esperienze io NON voglio sentir parlare di ex almeno per i primi dieci anni!

Ma mentre leggo tripudiosa tra le pieghe nascoste della tua bocca che sorride storta cantandomi di luce e tiepidi mattini di primavera, a me che non ti conosco ma già so di amare quel tuo sonno nel mio sonno, quel respiro nel respiro… (questa volta me lo sento), non sarà un problema la spartizione del tuo cuore con la piccola miserabile ex, che proprio adesso su questo scoglio davanti all’infinito mi confessi essere parte fondamentale della tua esistenza passata presente e naturalmente futura! (Cazzoooooo*).

E quando tutto si metterà come previsto, questa volta potrei anche provare ad attendere lungo le rive dello Huang He. Magari il volo lo prenoto subito, con quello che costano fazzoletti e goccine, almeno riuscirò a risparmiare sul biglietto aereo!

*le parolacce in questo post sono dedicate a @ziacassie
il resto a chi ci si è riconosciuto

someone like you (qualcuno/a come te)


Prima canzone della categoria do re mi fa… piangere é il tormentone degli ultimi mesi: “Someone like you” di Adele.
Aaaaah quanto ci abbiamo pianto, anche senza capire le parole. Perché a volte bastano quei due tre accordi accennati al pianoforte per farti immaginare il peggio, e cosa più del peggio riesce a farci sentire protagonisti?
Vabbé, cominciamo con la disanima del testo.

“Ho sentito che tu hai trovato una ragazza e adesso sei sposato ho sentito che i tuoi sogni si sono avverati credo che lei ti abbia dato cose che io non ti ho dato”.
Allora, secondo me una che scrive queste parole ad un ex è solo una cosa: una stronza! Lasciatelo dire Adele, perché se anche tu fossi stata quella brava e lui quello merda (ma allora perché dedicargli questa canzone se lui fosse stato così merda?!?) in ogni caso non si lanciano lì questi frasi ad effetto una volta che lui si è finalmente sistemato. Inoltre, io sono certa che sto ragazzo si sia fatto un culo così durante la vostra relazione, e che a te non andasse mai bene niente, diciamocelo ce l’hai la faccia di una rompipalle, e adesso che lui finalmente si è rifatto una vita, tu che fai? Gli butti lì un credo che lei ti abbia dato le cose che io non ti ho dato, che potrebbe anche apparire un discorso gentile, ma non a noi (che siamo stati lasciati) che ben sappiamo che tu dici bianco ma intendi nero. Perché sei una di quelle persone che quando l’altro c’è ti piaciucchia un po’, ma quando finalmente non c’è più allora sì che lo ami veramente alla follia.
Andiamo avanti che mi sto innervosendo.

“Vecchio amico perchè sei così timido, non devi trattenerti o nasconderti dalla luce”.
Beh?! In che senso nasconderti? Perché non ti ha invitato al suo matrimonio?!?! E che doveva fare? Dire alla sua futura moglie: “Scusa, non ti dispiace se invitiamo Adele, sai quella che mi ha frantumato il cuore in 1001 modi diversi, quella che se ne è andata solo per tornare e riandarsene, quella che c’ho pianto su per un anno circa (ed era pure bisestile)?! Che ne diresti amore di averla in prima fila al nostro matrimonio?”

“Odio saltarmene fuori quando non sono invitata ma non potevo stare lontano non ho potuto farne a meno. Speravo che avresti visto la mia faccia e ti saresti ricordato che per me non è finita!”
Questo verso non lo commento, perché spero che la moglie del suo ex le abbia spiaccicato una grossa fetta di torta nuziale in faccia in segno di pace (beh che voleva quella, era solo panna, mica le ho sparato!)

“Non ti preoccupare troverò qualcuno come te.”
Eeeeeh no bella! Questo scordatelo! E’ la nostra unica forma di vendetta. Una persona come me non la incontrerai mai più nella vita dovessi campare centodiciottoanni!

“Ti auguro solo il meglio anche per te non ti scordar di me. Ti prego”.
Abbiamo già aperto una pagina facebook: “quelli che credono che Adele auguri il meglio al suo ex!”. In quanto al dimenticarti, non ti preoccupare! Solo valuta che ci sono almeno due generi di ricordi, quindi quando chiedi a qualcuno di non dimenticarti, augurati di finire in quelli belli.

“Ricordo che hai detto a volte l’amore dura, ma a volte, invece, fa male. A volte l’amore dura, ma a volte, invece, fa male”.
Ed eccolo lì: il gran finale. Il ricordo del ricordo delle parole che mi sussurravi nell’orecchio prima di addormentarci mano nella mano, braccio dentro al braccio, fiato, udito, occhi, i miei nei tuoi, indistinguibili e inseparabili.
Adele: NON SI FA. E mi dispiace che questa canzone l’abbia scritta una donna, avrei preferito commentare un uomo (Tiziano aspettami che ce ne stanno di belle anche per te), ma una donna no, porca zozza. Lascialo andare questo tuo ex, comportati da persona per bene almeno una volta.
Perché cari ex non riuscite a capire che noi ci ricordiamo di voi anche se ci avete trattati di merda. Siete e sarete sempre nell’allocazione di memoria destinata alle cose belle, forse solo perché la memoria è capace di elaborare e digerire le cose tristi, ma intanto è così. Però non tirate troppo la corda, non rinfacciateci quello che siete voi per primi a non aver voluto. Non rivangate ciò che non è stato. Non rimestate nei fallimenti.
In poche parole, ve ne siete andati? Perfetto, ma ora per piacere restateci!

A volte amore, l’unica cosa da fare per lasciarsi ricordare, è riuscire a dimenticare…

le coppie felici, ovvero speriamo che esistano gli extraterrestri

Dopo anni di attenta osservazione, ho iniziato a pormi la seguente domanda: ma le coppie felici esistono?
Io non ho amici che si trovino in quella beata condizione, non ho amici che abbiano amici che si trovino in quella beata condizione, e se nemmeno gli amici degli amici dei miei amici avessero amici in quella beata condizione!? Beh perché in questo caso, visto che la matematica non è un’opinione, in pochi passaggi supereremmo il mondo per come lo conosciamo arrivando tranquillamente nello spazio siderale senza essere riusciti a trovare uno straccio di coppia felice e contenta. (A parte voi due, ovvio!!! Bravi, complimenti, volete un premio?!?!)
Io ho quarant’anni… circa (il circa è perché ne ho di più, non di meno, altrimenti avrei detto trentacinque… circa), ed escludendo i casi cronici di gente che si prende e si lascia con la velocità con cui io faccio fuori un barattolo di nutella, o di quelli che stanno insieme perché evidentemente per loro è più facile farsi gli affari propri in due anziché da soli (lo so sembra strano, ma è così), tutti gli altri hanno vissuto almeno tre relazioni definitive, che non si sono tristemente concluse con la morte di uno dei due, bensì con il più classico finali: il tradimento svelato!
E sì, perché è opinione comune (da cui io mi dissocio) che se ben gestito, il tradimento possa essere superato, mentre diventa difficile (impossibile) perdonare il compagno/gna beccato in flagranza di reato (l’uso della vocale è volutamente a caso, poiché nelle intenzioni dell’autore le generalità sono a discrezione di chi legge). Ché dal partner offeso, la folla osservante si aspetta niente di meno che una Crudele Vendetta, così, anche volendo, non potrai più provare a “passarci sopra” (a meno che per passarci sopra non si intenda schiacciare l’amato (futuro ex) con un rullo compressore).
E pensare che non è nemmeno il tradimento il dolore più grande, la cosa peggiore è il motivo per cui si arriva a tradire, noia, frustrazione, delusione, mancanza di rispetto… ognuno di noi ha un foglietto di motivazioni scolpito sul cuore in arial black.

Ma, come dice Carly Simon, “I believe in love”, e così credo, anzi sono certa, che esistano coppie felici. Come quelle che ogni tanto guardo, non vista, dalla finestra di casa mia. E le riconosco già in lontananza da come camminano, fianco a fianco, con le mani che si sfiorano senza quasi toccarsi, ben sapendo di esserci, l’uno per l’altra, fino alla fine del mondo amore mio…

Ultimamente mi sono chiesta: e se fossero extraterrestri?!