la prossima volta, l’ultima volta…

Non sai mai quando vedrai per l’ultima volta una persona.
E’ un po’ come con le maniche corte, non è che una mattina ti svegli e pensi “cacchio, oggi mi sento che per quest’anno non le indosserò più”, semplicemente arriverà quella perturbazione e puff , fine delle tshirt, benvenuto maglioncino.
A me capita così con le persone, non con tutte per fortuna, solo con quelle favolose con cui mi fidanzo. Beh, fidanzo è una parola grossa, diciamo quelle con cui intraprendo un rapporto sentimentale votato all’infinito (per me), solo stagionale (per loro).
Non è proprio che un’ora prima fossero tutte rose e fiori e un’ora dopo puff, alcuni piccoli segnali dell’arrivo di una perturbazione ammetto di averli avuti: “devo dirti una cosa” “dimmi” “non sono più sicura di amarti…”, ma da lì a sparire per sempre e non a causa di un incidente mortale, cavoli, ce ne sta, dico io!
Comunque a me ultimamente accade di veder partire l’amato bene sulla sua macchina super pulita, salutarlo con la manina e poi puff, fine di tutto. Giusto la telefonata del “sono a casa”, che a saperlo avrei risposto “fanculo”, ma ignorandolo è sempre un gentilissimo “bene amore, ci vediamo domani…”.
Da questo ho tratto una conclusione che definirei definitiva: l’importante non è che tra noi sia per sempre, ma che tra i due la prima a stancarsi possa essere io!
Cazzo sì, per una volta voglio essere quella che sale in macchina e se ne va per non tornare mai più, ciaooooooo….
Anche perché di norma le relazioni le rompe uno, ma le palle ce le si rompeva già da tempo in due.
Quindi, citando una cara amica di Torino, la frase: “Tu starai male a non vedermi, ma sto peggio io a vedere te, quindi siccome io per me sono più importante… addio!”, datemi della sentimentale, ma al prossimo giro ho bisogno di credere che la userò io!!!

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l’ex-o-tan, ovvero la teoria della sottrazione

(i pronomi ognuno li legga come desidera: lui con lui, lei con lei, lei con lui ecc..)

Non solo a me sarà capitato di vivere relazioni a tre (e non sto parlando di sesso), mi riferisco a quelle relazioni dove siete tu lei/lui e l’altro/a. Dove l’altro/a di solito è l’ex fidanzato/a, anche se in casi estremi potrebbe anche trattarsi del ricordo di qualcuno/a che non c’è più (questo perché in amore più si è morti più si resta vivi).
Premesso che non tutti gli ex rompono (io per esempio santa sono), è comunque vero che alcuni da soli riescono a sviluppare il lavoro di quattro. Anche se poi, siamo sinceri, sto ex, o è persona spregevole (e allora giustamente si odia) o è persona meravigliosa (e allora giustamente si odia).
Ciò detto, io sono per le famiglie allargate, motivo per cui non nutro a priori sentimenti di astio/livore/inimicizia/avversione/ecc.., ma aaaaaanni di esperienza mi hanno insegnato che a volte è meglio mettere dei paletti (meraviglioso sarebbe poterli piantare so io dove), onde evitare che la coppia si trasformi in trio, dove tu (per una serie di circostanze prevedibilissime per tutti meno che per te) nel tempo di sfogliare una margherita, diventerai la parte debole e quindi sacrificabile.

Stai insieme a Effe da due meravigliosissime settimane quando all’improvviso scopri che la sua ex è un po’ troppo presente. All’inizio ubriaca/o d’estasi sei moooolto comprensiva/o: “Amore, capisco benissimo”. Quindi diventi appena comprensivo/a “Ma sì certo, figuuuuuurati se non capisco…”. Infine (e di solito coincide con post sbronza dell’estasi di cui sopra) inizi seriamente a scocciarti, tanto che alla terza volta in cui stai per scolare la pasta e arriva la sua telefonata per informarsi di qualche stupido argomento del genere come stanno ilgatto/suocera/amicofritz/vicinodicasa/mobilecheabbiamocompratoassieme… inizia una fase di stallo altrimenti detta del “minchia* e adesso che faccio?!”.
Così dopo dubbi perplessità crisi esistenziali e ore di discussione con gli amici osservanti, ti convincerai che l’unica via percorribile sia farti una dose di goccine e confessare all’amato bene i tuoi tormenti.
Ma tanta intrinseca sofferenza in prima istanza saprà solo regalarti (non richiesto) l’ascolto dell’intramontabile pezzo: si-sente-sola-e-abbandonata-e-in-questo-periodo-della-sua-triste-vita-resto-solo-io.
Poi (forse a causa della tua faccia decisamente incazzata*e/o affranta) l’attimo di smarrimento verrà colmato da uno tzumani di amorevoli intenti del tipo: non vivo che per te, respirando nel tuo respiro per addormentarmi nel tuo sonno e sentire il tuo sentire anche nel buio della notte…
“Allora benissimooooooooooooooooooo, perché se senti il mio sentire, soprattutto di notte, non ho nemmeno bisogno di spiegarti il motivo per cui vorrei vedere morta quella merda* della tua ex!”
Perché i cinesi sono molto zen? Perché vivono in Cina dove andrà benissimo essere così. Non so come la pensiate voi, ma io il nemico, più che aspettare di vederlo passare morto nel fiume, preferirei renderlo cadavere, e se poi qualcuno avrà voglia di andare in Cina per attenderlo lungo le rive dello Huang He, ancora meglio.
Eppure è vero che ora hai tutto, ma proprio tutto (vite intere a te dedicate come canzoni nelle radio degli anni ottanta, infiniti bei pensieri e il suo russo nel tuo sonno), ma loro, tra loro, con intenzione perpetuano quel je ne sais quoi, che per te è tanto raggiungibile quanto un parcheggio libero di fronte alla spiaggia una domenica d’agosto in Liguria.
Evidentemente esiste in natura uno specifico genere di persona capace solo di sottrarre, e prima o poi la sottrazione diverrà insostenibile.
Certo ad essere saggi come Coelho vi direi che l’amore si moltiplica, ma ho capito di non essere Cinese e non essere Coelho, quindi devo arrangiarmi con quello che ho e avvisarti, cara tu che in questo momento mi stai cercando senza nemmeno immaginarlo, sallo da subito, viste le precedenti esperienze io NON voglio sentir parlare di ex almeno per i primi dieci anni!

Ma mentre leggo tripudiosa tra le pieghe nascoste della tua bocca che sorride storta cantandomi di luce e tiepidi mattini di primavera, a me che non ti conosco ma già so di amare quel tuo sonno nel mio sonno, quel respiro nel respiro… (questa volta me lo sento), non sarà un problema la spartizione del tuo cuore con la piccola miserabile ex, che proprio adesso su questo scoglio davanti all’infinito mi confessi essere parte fondamentale della tua esistenza passata presente e naturalmente futura! (Cazzoooooo*).

E quando tutto si metterà come previsto, questa volta potrei anche provare ad attendere lungo le rive dello Huang He. Magari il volo lo prenoto subito, con quello che costano fazzoletti e goccine, almeno riuscirò a risparmiare sul biglietto aereo!

*le parolacce in questo post sono dedicate a @ziacassie
il resto a chi ci si è riconosciuto

someone like you (qualcuno/a come te)


Prima canzone della categoria do re mi fa… piangere é il tormentone degli ultimi mesi: “Someone like you” di Adele.
Aaaaah quanto ci abbiamo pianto, anche senza capire le parole. Perché a volte bastano quei due tre accordi accennati al pianoforte per farti immaginare il peggio, e cosa più del peggio riesce a farci sentire protagonisti?
Vabbé, cominciamo con la disanima del testo.

“Ho sentito che tu hai trovato una ragazza e adesso sei sposato ho sentito che i tuoi sogni si sono avverati credo che lei ti abbia dato cose che io non ti ho dato”.
Allora, secondo me una che scrive queste parole ad un ex è solo una cosa: una stronza! Lasciatelo dire Adele, perché se anche tu fossi stata quella brava e lui quello merda (ma allora perché dedicargli questa canzone se lui fosse stato così merda?!?) in ogni caso non si lanciano lì questi frasi ad effetto una volta che lui si è finalmente sistemato. Inoltre, io sono certa che sto ragazzo si sia fatto un culo così durante la vostra relazione, e che a te non andasse mai bene niente, diciamocelo ce l’hai la faccia di una rompipalle, e adesso che lui finalmente si è rifatto una vita, tu che fai? Gli butti lì un credo che lei ti abbia dato le cose che io non ti ho dato, che potrebbe anche apparire un discorso gentile, ma non a noi (che siamo stati lasciati) che ben sappiamo che tu dici bianco ma intendi nero. Perché sei una di quelle persone che quando l’altro c’è ti piaciucchia un po’, ma quando finalmente non c’è più allora sì che lo ami veramente alla follia.
Andiamo avanti che mi sto innervosendo.

“Vecchio amico perchè sei così timido, non devi trattenerti o nasconderti dalla luce”.
Beh?! In che senso nasconderti? Perché non ti ha invitato al suo matrimonio?!?! E che doveva fare? Dire alla sua futura moglie: “Scusa, non ti dispiace se invitiamo Adele, sai quella che mi ha frantumato il cuore in 1001 modi diversi, quella che se ne è andata solo per tornare e riandarsene, quella che c’ho pianto su per un anno circa (ed era pure bisestile)?! Che ne diresti amore di averla in prima fila al nostro matrimonio?”

“Odio saltarmene fuori quando non sono invitata ma non potevo stare lontano non ho potuto farne a meno. Speravo che avresti visto la mia faccia e ti saresti ricordato che per me non è finita!”
Questo verso non lo commento, perché spero che la moglie del suo ex le abbia spiaccicato una grossa fetta di torta nuziale in faccia in segno di pace (beh che voleva quella, era solo panna, mica le ho sparato!)

“Non ti preoccupare troverò qualcuno come te.”
Eeeeeh no bella! Questo scordatelo! E’ la nostra unica forma di vendetta. Una persona come me non la incontrerai mai più nella vita dovessi campare centodiciottoanni!

“Ti auguro solo il meglio anche per te non ti scordar di me. Ti prego”.
Abbiamo già aperto una pagina facebook: “quelli che credono che Adele auguri il meglio al suo ex!”. In quanto al dimenticarti, non ti preoccupare! Solo valuta che ci sono almeno due generi di ricordi, quindi quando chiedi a qualcuno di non dimenticarti, augurati di finire in quelli belli.

“Ricordo che hai detto a volte l’amore dura, ma a volte, invece, fa male. A volte l’amore dura, ma a volte, invece, fa male”.
Ed eccolo lì: il gran finale. Il ricordo del ricordo delle parole che mi sussurravi nell’orecchio prima di addormentarci mano nella mano, braccio dentro al braccio, fiato, udito, occhi, i miei nei tuoi, indistinguibili e inseparabili.
Adele: NON SI FA. E mi dispiace che questa canzone l’abbia scritta una donna, avrei preferito commentare un uomo (Tiziano aspettami che ce ne stanno di belle anche per te), ma una donna no, porca zozza. Lascialo andare questo tuo ex, comportati da persona per bene almeno una volta.
Perché cari ex non riuscite a capire che noi ci ricordiamo di voi anche se ci avete trattati di merda. Siete e sarete sempre nell’allocazione di memoria destinata alle cose belle, forse solo perché la memoria è capace di elaborare e digerire le cose tristi, ma intanto è così. Però non tirate troppo la corda, non rinfacciateci quello che siete voi per primi a non aver voluto. Non rivangate ciò che non è stato. Non rimestate nei fallimenti.
In poche parole, ve ne siete andati? Perfetto, ma ora per piacere restateci!

A volte amore, l’unica cosa da fare per lasciarsi ricordare, è riuscire a dimenticare…

ricordare di dimenticarsi per dimenticare di ricordarsi, ovvero la strategia del pensiero nel cassetto

dimenticarsi charlie brownDiciamo che siete stati lasciati [non capiterà solo a me], e che non siete felici [non capiterà solo a me].  Diciamo che dopo la prima settimana di inspiegabile euforia [dovuta in gran parte alle goccine], ora siete precipitati nella orrenda fase b) altrimenti detta “deldoloreeterno”.
Questa fase [come si può facilmente intuire dal nome] è decisamente luuungaaaaaaaa, sia per voi, che per i vostri amici, i quali, dopo qualche giorno di ripetitive, inutili, pleonastiche lagne, staranno già iniziando a pensare che forse chi vi ha lasciato non avesse poi tutti i torti.
Quindi, per non perdere anche le persone più care, quelle che vi elargiranno in egual misura consigli e goccine di lexotan, condividerò con voi un piccolo consiglio: ricordatevi di dimenticare.

Io lo so che state male e che l’unico contatto con l’amato bene [ora ex] è rimasto il ricordo improvvisamente luminosissimo di lei/lui all’epoca del vostro sfavillante amore.
Però tornare in continuazione nel giardino della memoria per disotterrare con un escavatore professionale le immagini di quando eravate felici ed innamorati, non è proprio una delle sette migliori idee del mondo.
Intanto sono aaaaaanni che gli scienziati di Houston hanno portato alla luce la vera verità sui ricordi, ovvero la tendenza generalizzata dell’essere umano ad ingentilire quanto di brutto sia stato vissuto, sostituendo le giornate piovigginose e fredde con gigantografie di cieli azzurri estivi a centomila colori sapientemente elaborati in photoshop.  Inoltre, anche se la vostra vita fino al giorno prima di essere stati lasciati fosse stata un arcobaleno senza temporale, un 45 giri senza il lato b, una ciambella rigorosamente con il buco, beh, fatevene una ragione, adesso non è più così, quindi è inutile accanirsi.

Certo lo so, è più facile a dirsi che a farsi, tanto è vero che io non ci riesco mai. Ma chi ha detto che dovete imitare me?
Così, ogni volta che il ricordo andrà a battere dove il cuore duole [1440 secondi al giorno circa], voi prendete quel bastardo e gettatelo nel terzo cassetto partendo dall’alto, dell’armadio della nonna bis che sta in cantina.
Ripetete il gesto quando necessario, ma soprattutto in due occasioni: la sera, prima di addormentarvi, mentre l’ultimo pensiero del giorno cercherà di introdursi nel vostra anima, spacciandosi per premuroso canto d’amore, al solo scopo di ridurre il meritato sonno, ad un conteggio abbastanza preciso di tutte le pecore ad oggi viventi in nuova zelanda e paesi limitrofi.
E la mattina, appena svegli, quando il ricordo si fa complice del dormiveglia, riuscendo subdolamente ad insinuarsi tra il piumone nuovo dell’Ikea e il vostro cuore frantumato, fingendosi, per un mai finito attimo, meravigliosa sfavillante realtà, prima di tornare un’altra volta ad essere ciò che realmente è, dolorosa memoria di un passato che non esiste più.

Ma se sarete bravi, il “ricordarsi di dimenticare” lentamente si trasformerà in un “dimenticare di ricordarsi”, che in pratica decreterà la reale fine del vostro rapporto. E magari, perché no? L’inizio di uno nuovo, migliore, più forte e più veloce [citazione dall’uomo da sei milioni di dollari, perché lo sapete chi è  Steve Austin, vero?!?].

Se, invece, malauguratamente, doveste essere come me, allora fanculo il terzo cassetto dell’armadio della nonna bis che sta in cantina, di certo non lascerete andare via tanto facilmente la memoria di quelle splendide giornate estive.
Anzi, come il più scrupoloso dei giardinieri, coltiverete con infinita pazienza il ricordo degli arcobaleni senza temporale [anche se persino la pioggia con te era bella], delle ciambelle rigorosamente con il buco, dei cieli azzurri e delle tue mani e dei tuoi piedi e dei tuoi occhi, che infinitamente amo, perché si adattano così perfettamente ai miei, e ti giuro, amore, maaaai mi era capitato prima.

l’immagine riflessa, ovvero la teoria di jurassic park (parte seconda)


(sarebbe facoltativo dare una letta alla parte prima)

In pratica, incontri una persona, ti piace, ci parli un po’, la frequenti, e dopo pochissimo ti sembra di conoscerla da sempre. Ovviamente non è possibile, è solo un’impressione dettata dal desiderio che possa essere veramente così. In pratica il trucco sta nell’infilare nei buchi di quello che ancora non sai del suo dna, filamenti di quello che ti piacerebbe, tanto per migliorare quei dieci, quindici lati del suo carattere che la rendono unica, ma che potrebbero non soddisfarti completamente. In pratica la trasformi in un essere perfetto (per te). Certo, fino a quando il rospo non interviene in tutta la sua natura azionando il caos, e il progetto sfugge dalle mani del suo creatore, che si ritrova con una sconosciuta che non somiglia per niente all’entità superiore che fino al giorno prima gli dormiva accanto. Aaaaah, ma non finisce lì. E no, anzi. A quel punto inizia il lento processo di disgregazione.

Tu, amata, non sei quello che io ti avevo permesso di essere, nei miei occhi non leggi più il riflesso di perfezione, ora vedi solo te stessa come sei, magari bella, ma non per me, che desideravo l’altra, quella con i miei filamenti. E proverò a giurarti il falso, che sei esattamente come prima, ma solo perché ormai non posso più fare a meno di te. Mi capisci amore?
Ma tu naturalmente non capirai, andrai via, lontanissimaaaaa…
noooooooooooooo…
per poi tornare,
noooooooooooooooo….
perché è difficile resistere al fascino di chi ha visto in te qualcosa che nemmeno in una giornata perfetta, figlia di un meraviglioso mese, in un anno indimenticabile, potrai mai sperare di riconoscere allo specchio.

La faccio breve? Uno strazio. E tutto questo per l’orribile vizio di colmare i suoi vuoti con i tuoi pieni. Maledetto rospo.